I CONSUMATORI USA CHIEDONO PIU’ PRIVACY ALLE IMPRESE. I RISULTATI DI UN SONDAGGIO

Il primo sondaggio su larga scala svolto negli USA dopo l’11 settembre mostra che i consumatori chiedono alle imprese di fare di più per tutelare la loro privacy. In particolare, i consumatori chiedono che ci sia una verifica indipendente delle prassi dichiarate dalle imprese per quanto riguarda la gestione dei dati personali. Dunque, non è vero che la privacy sia passata in secondo piano dinanzi ai timori suscitati dal terrorismo.

Questo è il risultato più importante del sondaggio che la Harris Interactive, specializzata nei sondaggi di opinione on-line, ha condotto nel mese di novembre 2001 per conto di Privacy & American Business, intervistando 1.529 adulti di età superiore a 18 anni. Il sondaggio, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso 20 febbraio, intendeva analizzare il punto di vista dei consumatori sulla gestione dei dati personali on-line e off-line da parte delle imprese. L’indagine è stata sponsorizzata anche dalla Ernst & Young e dall’American Institute of Certified Public Accountants, che volevano disporre di dati precisi ai fini della rispettiva attività di consulenza per le imprese.

Due consumatori su tre (62%) hanno dunque affermato che la garanzia di una verifica indipendente [ad esempio, da parte di organismi terzi, ndr.] del comportamento delle imprese in materia di privacy sarebbe il fattore più importante per aumentare la loro fiducia nelle transazioni commerciali. In effetti, l’84% ritiene che una verifica indipendente dovrebbe essere ormai obbligatoria per le imprese. Ben 9 persone su 10 hanno dichiarato che darebbero la preferenza alle imprese sottoposte ad una verifica indipendente, e addirittura il 58% consiglierebbe agli amici o ai familiari una società che veramente rispettasse le prassi dichiarate quanto alla gestione dei dati personali. Per altro verso, 8 consumatori su 10 (83%) interromperebbero ogni rapporto con un’impresa se venissero a sapere (ad esempio, attraverso articoli di stampa) che quell’impresa fa un uso scorretto dei dati sulla clientela.

Ma che cosa temono soprattutto i consumatori? Che la società di cui sono clienti fornisca i loro dati ad altre società senza autorizzazione (75%), che la sicurezza dei dati non sia garantita (70%) e che i propri dati siano rubati da qualche pirata informatico (69%). La richiesta di verifiche più stringenti ed efficaci si concentra dunque, in primo luogo, sull’esistenza di adeguate misure di sicurezza (90%), sulla garanzia che un’impresa non ceda a terzi dati personali in assenza di consenso o di una specifica norma di legge (84%), sulla possibilità di limitare gli accessi ai dati all’interno dell’impresa (84%), sulla garanzia che l’impresa si limiti effettivamente a raccogliere i dati personali dichiarati (84%) e rispetti gli impegni assunti nella gestione e nella diffusione delle informazioni (81%).

E’ chiaro, pertanto, che non basta segnalare l’esistenza di un codice di comportamento specifico nella gestione dei dati personali. Per ottenere la fiducia dei consumatori, come sottolineato dalla stessa Ernst & Young, le imprese dovranno anche dimostrare di rispettare nei fatti il codice di comportamento che hanno dichiarato di seguire. (Per maggiori dettagli si può consultare il sito www.harrisinteractive.com).

(Ndr: ripreso dal comunicato stampa del 20 febbraio 2002 della Harris Interactive, società specializzata in sondaggi di opinione)