Più privacy = più affari è lequazione che sempre di più si afferma anche negli USA. Cresce infatti, sia fra le imprese sia fra i consumatori, la consapevolezza che il rispetto della privacy offra loccasione di maggiori guadagni e di una maggiore fidelizzazione dei clienti. Il rischio è che, altrimenti, le imprese debbano pagare in spese giudiziarie quanto non hanno pagato per garantire la sicurezza dei dati. Un sondaggio recente di Harris Interactive (v. Newsletter 18-24 febbraio 2002) ha indicato, per lappunto, che la diffusione dei dati personali senza il consenso del cliente costituisce la maggiore fonte di preoccupazione per i consumatori, l84% dei quali chiede una "verifica indipendente" della politica seguita dalle imprese in materia di privacy. Anche la Forrester Research ha stimato che il volume di affari online nel 2001 avrebbe potuto essere di 15 miliardi di dollari più consistente (rispetto ai 47.6 miliardi effettivamente realizzati) se i consumatori avessero avuto più fiducia nella privacy garantita dalle imprese. Alcuni casi verificatisi di recente negli USA hanno evidenziato limportanza del tema: - lUniversità del Minnesota ha rivelato per errore ad oltre 400 trapiantati lidentità dei rispettivi donatori dorgano. Il database contenente queste informazioni, come sottolineato dalla stessa Università, non sarebbe neppure dovuto esistere. - la Eli Lily, una multinazionale farmaceutica, ha inviato una e-mail ad oltre 600 pazienti in terapia con Prozac rivelando per errore nominativo e indirizzo e-mail di tutti gli altri destinatari. Il caso è stato esaminato dalla FTC (la Federal Trade Commission degli USA) e la società ha patteggiato unammenda molto salata. - un ex-dipendente della Global Crossing, una società di TLC, per vendicarsi di essere stato licenziato ha pubblicato sul proprio sito Web nominativi, numeri della previdenza sociale e data di nascita dei dipendenti della società. La causa giudiziaria è tuttora in corso. E chiaro, dunque, che una maggiore attenzione alla sicurezza delle informazioni ed alla corretta gestione dei flussi di dati è indispensabile per evitare conseguenze spiacevoli. Computerworld evidenzia, in particolare, tre elementi che le imprese dovrebbero tenere presenti a questo scopo: - assicurarsi che i dati sulla clientela siano accurati, aggiornati ed uniformi per tenere conto in modo adeguato, ad esempio, delle preferenze espresse in materia di privacy (vedi opt-out); - evitare database sovradimensionati: "piccolo è meglio" per la privacy; - seguire gli sviluppi legislativi e regolamentari (che anche negli USA si fanno sempre più importanti in questo settore). (Ndr: da un articolo di Maryfran Johnson su Computerworld del 25 febbraio 2002) |