PRIVACY E SICUREZZA: OPINIONI A CONFRONTO

Il dualismo privacy-sicurezza è stato oggetto di un acceso dibattito a tutti i livelli, soprattutto dopo gli eventi dell’11 settembre scorso. Un contributo interessante è venuto di recente da David Brin, scrittore americano, esperto di fisica spaziale e autore di un libro molto contestato (sia negli USA sia in Europa) dal titolo "The Transparent Society" [La società trasparente] pubblicato nel 1998.

Nell’intervista rilasciata a BusinessWeek, Brin ripropone alcune delle tesi sostenute nel libro riferendole al dibattito in corso su privacy e sicurezza. Brin ritiene che i due termini non siano in contrasto, e che si tratti di un dibattito fondato su presupposti erronei. Il suo punto di vista è che non sia possibile arrestare lo sviluppo della tecnologia, e quindi la messa a punto di tecnologie sempre più raffinate per il controllo e la raccolta di informazioni.La soluzione consisterebbe nel garantire a tutti i soggetti (controllori e controllati) un accesso paritario alle stesse informazioni — o almeno a buona parte delle informazioni disponibili.

Secondo Brin, non è possibile tutelare "tutti" i dati. Piuttosto, bisogna pensare a tutelare i dati che possono provocare danni se diffusi — come cartelle cliniche, o altri dati di natura "sensibile". C’è bisogno di un nucleo di privacy, ma questo nucleo deve essere ridefinito anno dopo anno scegliendo quanta parte dei propri dati rendere disponibili agli altri.

Bisogna spostare il dibattito dalla sfera dell’ideale — questo uno dei rilievi più frequenti che Brin rivolge agli attivisti della privacy — e riportarlo alla concretezza: c’è bisogno, insomma, di una scala di valori in termini di danno derivante dalla violazione della privacy.

L’immagine del Grande Fratello come simbolo della trasparenza unilaterale deve essere rovesciata: l’obiettivo è trasformare il monitor sul quale il Grande Fratello ci sorveglia in un monitor dal quale anche i cittadini possono sorvegliare il Grande Fratello. Una sorta di contro-sorveglianza, attraverso adeguati strumenti giuridici (come la legge sull’accesso alle informazioni pubbliche, Freedom of Information Act) che siano un deterrente nei confronti di possibili abusi.
Questo è, fra l’altro, il secondo rilievo che Brin muove ai movimenti pro-privacy negli USA: all’indomani dell’11 settembre, non sarebbero stati in grado di opporsi con successo alle misure legislative proposte dall’Amministrazione per potenziare la sorveglianza contro il terrorismo. Quando il ministro della giustizia Ashcroft ha superato la linea tracciata da queste associazioni come limite all’invasione della privacy, esse si sarebbero limitate a tracciare un’altra linea più arretrata attestandosi sulla difesa di questa nuova posizione.

Concretamente, Brin propone l’istituzione di un "Inspector General" federale, ossia di un’autorità realmente indipendente in grado di verificare che ogni soggetto pubblico (negli USA) non ecceda nell’esercizio dei propri poteri di sorveglianza e controllo. Chiede inoltre che sia vietato alle banche, per legge, di utilizzare il numero di previdenza sociale come chiave per l’accesso a tutti i dati relativi ai clienti — trattandosi di un dato personale e quindi meritevole di maggiore rispetto. Anziché coltivare quella che Brin definisce l’"illusione della privacy", è meglio attrezzarsi per difendere un nucleo fondamentale di privacy. Il mondo sta trasformandosi, secondo l’autore, in un villaggio globale, ma siamo ancora in tempo per decidere come deve essere organizzato questo villaggio.

(Ndr: ripreso da un’intervista a David Brin pubblicata su BusinessWeekOnline del 5 giugno 2002)