L'Echelon segreta di casa nostra

di
Vincenzo Nigro

"Vai a Cerveteri, lì puoi vedere quello che nessuno ancora ha capito". La piccola Echelon italiana è qui, a pochi chilometri da Roma, tra il mare e l'Aurelia. Si supera Ladispoli, campi di grano, seconde case da vacanza, vivaio e negozio di mobili da giardino. Un lungo recinto e poi un muro difendono una palazzina bassa, una decina fra antenne satellitari e "ad ombrello", alcune casematte per la sorveglianza. Se non fosse che il "grande orecchio" elettronico italiano è mezzo sordo (scopriremo perché), la base sembra perfettamente simile a quelle inglesi o americane disseminate in mezzo mondo.

Unica differenza apparente: qui le parabole che intercettano le informazioni dai satelliti non sono protette dalle bianche "palle da golf" che difendono da salsedine e intemperie la vera Echelon.

Entrare nella base sarebbe interessante, ma è impossibile. Scavalcare il muraglione, passare da una delle vigne o dai campi di grano sarebbe pericoloso ma soprattutto inutile. Perché la base di Cerveteri è solo l'indizio del grande orecchio elettronico italiano, il padiglione auricolare esterno. I veri segreti sono a Roma, nascosti nei palazzi dell'Intelligence italiana e in quelli di un potere politico finora talmente instabile e incerto che oggi, è sicuro, negherà pure di aver mai saputo che esiste un'Echelon italiana.

Gli uomini dei servizi e della Difesa con cui abbiamo parlato raccontano una storia iniziata con la Guerra fredda. Quelli del servizio militare ripetono un solo nome: ammiraglio Fulvio Martini. "Tutto si deve a lui, alle sue intuizioni, ai buoni rapporti che ebbe con Craxi, Andreotti e anche Spadolini.

Fu lui a capire che il vecchio modo di "spiare in aria" non era più attuale, che le nuove comunicazioni passavano dai satelliti, non erano più intercettabili con le vecchie antenne radio, come avevamo fatto durante la Seconda guerra mondiale".

Allora italiani e tedeschi combatterono una battaglia senza esclusione di colpi contro gli inglesi per il controllo delle flotte aeree e navali in Mediterraneo.

Gli inglesi riuscirono a conquistare la macchina cifrante tedesca, e grazie allo spionaggio affondarono tonnellate e tonnellate di navi nemiche dirette verso l'Africa. Durante la Guerra fredda il nemico erano i sovietici, e in quello si specializzò la nostra intelligence elettronica: la SigInt (signals intelligence) serviva a spiare le frequenze dei loro radar navali, di quelli degli aerei, le loro misure elettroniche. La ComInt (communication intelligence) i messaggi elettronici che hanno come scopo una vera e propria comunicazione, la trasmissione di dati, di informazioni. La Marina militare controllava la flotta sovietica in Mediterraneo, quella del Mar Nero, le stazioni di ascolto di terra rilanciavano a Roma i messaggi radio intercettati ai sovietici mentre iniziavano a muovere dai loro porti.

Gli ordini di spostamento di ogni nave, il rifornimento di missili, il trasferimento di un ufficiale, l'acquisto di combustibile o di patate passavano sui tavoli degli analisti del Sios Marina (servizio informazioni e osservazioni speciali). Decine, centinaia di messaggi inutili, estenuanti. Ogni tanto il colpo, come quando gli italiani registrarono il messaggio che bloccava le navi cariche di missili dirette a Cuba, il segnale di tregua nella crisi fra Kennedy e Krusciov.

Il passaggio voluto dall'ammiraglio Martini, quello dettato dal trionfo del satellite sulla radio, porta alla nascita di Cerveteri, ma coincide anche con la trasformazione della minaccia. I sovietici fanno sempre meno paura, la miniEchelon italiana nasce per controllare soprattutto i gruppi terroristici mediorientali e i paesi del Mediterraneo che li finanziavano. Un colpo realizzato da Cerveteri fu l'intercettazione dei messaggi di un gruppo terroristico che preparava l'attacco a un'ambasciata saudita in Africa centrale.

Ma le antenne sono orientabili, e infatti negli ultimi anni sono state rivolte anche verso i satelliti da telecomunicazioni che servono i Balcani, la ex Jugoslavia, la terra che negli ultimi dieci anni ha prodotto tante guerre, terrorismo, traffico d'armi e di droga da riempire un secolo intero. Nei Balcani per la prima volta l'Italia ritorna in guerra (Kossovo), schiera contiungenti di pace (Albania e Bosnia). Ed ecco che interviene un altro giocatore nella partita dei servizi segreti: "Molto del materiale raccolto dalle antenne di Cerveteri viene passato al Ris, il nuovo servizio segreto che raggruppa i tre vecchi Sios di forza armata e che si sta caricando del compito di tutta la intelligence elettronica militare". Creato 4 anni fa come "Reparto informazioni e sicurezza" dello stato maggiore Difesa, il Ris ha avuto come primo responsabile l'ammiraglio Sergio Biraghi, oggi consigliere militare del presidente Ciampi. Il suo successore è un altro ufficiale di Marina, l'ammiraglio Sirio Pianigiani.

"Ci sono stati e ci sono ancora problemi fra Ris e Sismi, rivalità, competizione, sovrapposizione", dicono alcuni; "Mettere a lavorare insieme gli uomini di Marina, Aeronautica ed Esercito è ancora una fatica burocratica immane, ma soprattutto un'opera non guidata da una visione politica d'insieme dell'intelligence italiana".

Alla fine questo è il succo del mini viaggio attorno alle bianche parabole di Cerveteri: a cosa serve un "grande orecchio" se è mezzo sordo e soprattutto mal collegato a un cervello politico incapace di agire, reagire e decidere?

"Il problema di difendersi dalla vera Echelon, quella anglosassone, è il problema di decidere di contrastare uno spionaggio "difensivo" che sta diventando "offensivo" nel settore economico e contro paesi come l'Italia che fino a ieri erano alleati. Per contrastare tutto questo la miniEchelon italiana potrebbe servire a qualcosa? No è tutta un'altra storia. Le aziende e il governo italiano devono proteggersi innalzando il livello della sicurezza delle comunicazioni, come abbiamo suggerito di fare anni fa all'Eni. I nostri sistemi di ascolto invece possono anche essere rafforzati, ma questo deve essere fatto in un processo di definizione degli scopi, dei motivi dell'intelligence. Di rafforzamento di strutture che stanno deperendo ma soprattutto debbono tornare ad essere guidate e controllate politicamente come dovrebbe essere".

Dieci anni fa il Sismi di Martini riceveva qualcosa come 350 miliardi di lire (dell'epoca); oggi il Sismi dell'ammiraglio Battelli dovrebbe avere una dotazione di circa 200 miliardi di lire. Di più: tutti gli alti ufficiali con cui negli anni abbiamo parlato di intelligence e in generale di Difesa e sicurezza concordano in una cosa: "È inutile spendere di più per attivare mille orecchi elettronici se non riattiveremo al più presto un cervello, una classe politica capace di interagire, un sistema capace di produrre e creare politica estera e di sicurezza". Forse è anche per questo che oggi le parabole di Cerveteri sembrano simboli marziani di un sistema che non ha la forza di sfidare Echelon. Un sistema che può rappresentare solo un pericolo per chi non sa controllarlo e gestirlo. Ma questa è un'altra storia.

 

"L'alleanza per lo spionaggio globale va contro le leggi dell'Unione europea "

Il garante della Privacy Rodotà contesta al sistema UsaUk il mancato rispetto delle regole di concorrenza economica

 

"Non so se esista una Echelon italiana e soprattutto che utilizzo sia stato fatto di questa rete, ma con i servizi italiani i patti sono chiari: nulla può essere condotto senza rispettare le leggi che tutelano la privacy e la condotta delle indagini giudiziarie. Il vero problema è l'altro, quello della vera Echelon anglosassone: ormai è assodato che esiste, e il rapporto al Parlamento Europeo indica con buona sicurezza che di quella rete viene fatto un uso illegale, per lo spionaggio economico".

Stefano Rodotà, il Garante per la Privacy italiano, da un anno e mezzo ha messo Echelon nel mirino della sua agenzia: in questi mesi presiede il gruppo dei Garanti dell'Unione Europea e anche con loro, assieme all'Europarlamento, ha iniziato la sua battaglia per riportare alla legalità Echelon. Una battaglia contro i mulini a vento?"

Un anno e mezzo fa come Garanti europei abbiamo sottoscritto una dichiarazione che, anche senza nominare direttamente Echelon, sostiene che ogni raccolta di informazioni indiscriminata, su larga scala è in contrasto con le leggi comunitarie. Se io intercetto tutto, come sembra faccia Echelon,manca il principio di proporzionalità: bisogna garantire la sicurezza nazionale, ma in nome della sicurezza nazionale non si può violare le leggi.

Echelon aggira un principio di finalità che la legislazione europea ci impone di rispettare."

Professore, alle obiezioni dei Garanti della Privacy gli addetti ai servizi rispondono sorridendo...

"Le garantisco che i responsabili italiani non sorridono più, collaborano con noi per l'applicazione della legge sulla privacy anche in un settore delicato come quello della Sicurezza nazionale. Che sorridano i titolari di Echelon mi sembra possibile: ma poco alla volta il membro Ue di Echelon, la Gran Bretagna, dovrà essere portato a rispettare le leggi comunitarie che ha sottoscritto. Nella carta dei Diritti del cittadino europeo approva a novembre si parla non solo della protezione della privacy, ma anche della protezione dei dati personali. E la Commissione ha dato disposizione che gli stati membri rispettino i diritti previsti dalla carta".

Lei crede sia realistico provare a battere lo strapotere dei servizi segreti di Echelon sul terreno della tutela della privacy?

"Noi dobbiamo essere molto realisti e responsabili, il ruolo delle attività che tutelano la sicurezza dei cittadini è un'attività responsabile ed essenziale. Ma in presenza di tecnologie che potenzialmente possono raccogliere ogni dato,possono fare tutto, noi abbiamo il dovere di bilanciare tutto ciò con controlli adeguati. Il problema è che, ormai è acclarato, Echelon viene utilizzato per distorcere la concorrenza economica, per spiare aziende europee o di altri paesi. Individuiamo dunque le finalità da tutelare: sono il rispetto della privacy, la regolarità delle azioni giudiziarie e di intelligence, bilanciando l'interesse alla sicurezza degli Stati con quello del rispetto dei cittadini. Ma poi anche il rispetto di una concorrenza economica giocata su basi corrette.

Nell'Unione Europea dovremo raggiungere uniformità di comportamenti,soprattutto nel rispetto delle regole che ci siamo dati".

Professor Rodotà, l'Italia è stato nel secondo dopoguerra il paese dei servizi deviati. Quali garanzie offrono i nostri apparati di sicurezza sul tema del trattamento dei dati personali?

"In Italia è in vigore una legge sul rispetto della è privacy molto severa. Il cittadino può avere accesso indiretto ai dati raccolti su di lui , e in questo diritto l'Autorità può offrire aiuto al singolo cittadino. Nei primi tempi i nostri funzionari hanno avuto difficoltà nell'individuare un metodo di lavoro che garantisse accesso alle informazioni e la riservatezza necessaria al lavoro degli apparati di sicurezza. Adesso le procedure sono state impostate correttamente. Il problema rimane la vera Echelon, quella governata dai supercomputer e presente in tutto il mondo. Ma l'Europa se ne occuperà".

(Ndr: ripreso da "la Repubblica" di martedì 19 giugno 2001)
(Inchiesta coordinata da Giuseppe D'Avanzo - 2 di 3)