Privacy 2000 - un baco da correggere

di
Miran PECENIK

(miran@trieste.com http://miran.trieste.com)

Negli anni sessanta un famoso spot di Carosello faceva notare che "la fiducia è una cosa seria" e tutti i ragazzini dell'epoca (compreso il sottoscritto) erano consci di questo fatto. Al giorno d'oggi bisognerebbe fare la stessa cosa con la privacy.

Nel bene e nel male, c'è una legge che la sancisce e la tutela. In più abbiamo anche un garante "super partes" che la deve far rispettare.

La legge fu redatta nel 1996, quando Internet era, almeno in Italia, poco di più di un programma per vedere gratuitamente le copertine di Playboy.

In poco più di due anni si è moltiplicato il numero di persone che la sta usando e le tecniche di raggiungimento e/o riconoscimento degli utilizzatori si sono raffinate a tal punto che è quasi impossibile navigare in rete senza che qualcuno (bonariamente soprannominato "il Grande Fratello") sappia chi siamo, cosa stiamo facendo e, peggio, quali sono i nostri interessi.

Nell'aprile del '97, a pochi mesi dall'entrata in vigore della legge sulla privacy (L.675 del 31/12/1996), scrissi, quasi per scommessa, il mio primo articolo per il Sole24Ore, che venne titolato dal caporedattore come : "L'esplosione delle soluzioni hi-tech mette a rischio la privacy dell'individuo". Guardandolo dopo due anni, mi pare molto più comprensibile. Non solo, ma potrei ripubblicarlo senza cambiare una virgola.

Nell'articolo esternai alcune mie perplessità sulla gestione dell'innovazione, dal numero infinito di indirizzi che avremo con Internet2 (la sperimentazione è partita appena il 25/2 c.a.!), l'intelligenza forse anche troppo spinta che si stava delineando sugli elettrodomestici (il forno a microonde sul quale possiamo vedere l'estratto conto bancario è solo un esempio recente), il super-doppino telefonico (l'Adsl era una realtà già in quel tempo, occorreva bucare tutte le città italiane per la fibra ottica ?) o l'uso dei cavi elettrici per trasferire dati (la sperimentazione attuale dell'AEM di Milano è solo una piccola conferma della validità della soluzione, che sarebbe quasi inutile se non ci fosse la tariffa urbana a tempo ..).

Continuai con una piccola digressione sull'argomento bancario del tempo, l'home banking (in due anni solo una trentina di banche l'hanno messo in moto e pochissime in modo dispositivo completo) e poi conclusi mescolando tutti questi ingredienti in un cocktail telematico che dava poche chances alla nostra privacy: tramite tutte queste diavolerie saremo sempre più obbligati ad identificarci e a dare, tramite i nostri comportamenti telematici, un'ampia e sincera confessione di noi stessi agli estranei "interessati".

In questo mio contributo cercherò di analizzare le previsioni fatte nel '97, con assoluta obiettività, specificando quello che nel frattempo è cambiato e i fattori nuovi che si stanno delineando in questo campo.

In un mondo dove tutto si costruisce sulle previsioni che guidano al rialzo o al tonfo in borsa delle azioni di aziende del settore, fare una verifica delle previsioni fatte nel passato (parlo specialmente per le aziende che vivono di questo ...) denoterebbe una forte serietà professionale. Purtroppo, la stragrande maggioranza delle previsioni serve soltanto a far parlare di sè e poi, prima del possibile controllo, ce ne sono già altre decine, mentre le vecchie vengono definitivamente archiviate e dimenticate.

Tornando al discorso della privacy, dopo l'entusiasmo dell'entrata in vigore della legge e la conferma che non ha portato a grosse difese personali, viene spontaneo, come prima cosa cercare il colpevole. Potrebbe essere la rete stessa il principale indiziato ? No, Internet è soltanto un vettore standardizzato di pacchetti di byte e non possiamo imputare alla rete tutto ciò che di male oggi succede su di essa.

In un ipotetico processo, la frase rituale di chiusura sarebbe certamente : "il fatto non sussiste". Prima verrebbero citati a testimoniare tutti coloro che la sfruttano per scopi illeciti e/o illegali e chi volontariamente produce macchine (hardware) e programmi (software) con dei cavalli di Troia più o meno noti.

Se il pubblico ministero fosse a conoscenza delle novità (e dei propositi) di quest'ultimo anno, chiamerebbe a testimoniare anche quei produttori che vedono nell'informatica e nel Web il valore aggiunto dei propri prodotti (siano essi per la casa, per l'ufficio o per l'automobile), con una previsione di allargamento del mercato e addirittura di nuovi posti di lavoro.

A loro discolpa direbbero che stanno lavorando per non far pagare gli interventi di manutenzione e/o riparazione dei vari tecnici (sempre introvabili e con lunghe code di clienti in attesa), e di star facendo il check-up di un qualsiasi apparecchio elettronico in tempi brevi, a costi bassissimi e, ovviamente, direttamente on line. Per gli utenti che si doteranno delle macchine dell'ultima generazione, ci sarà un consistente risparmio elettrico, di detersivi, di tempo per la ricerca delle stazioni radio e/o televisive, potranno evitare ingorghi stradali, fino alla possibilità (non ancora realizzabile) di ricevere il Web sul televisore (senza alcun collegamento telefonico) o sul telefonino apposito.

Nell'arringa finale il pubblico ministero porterebbe a conoscenza della corte, in contrapposizione alle tesi appena elencate, tutte quelle informazioni che, automaticamente, gli utenti darebbero in pasto alla rete; dalla sporcizia degli indumenti messi a lavare, alla composizione dei cibi usati in cucina, ai percorsi stradali (ferie comprese !), fino alla lista (con giorno e ora) di tutti i programmi visti in TV.

Per un qualsiasi ufficio Marketing sarebbe come la manna caduta dal cielo: un questionario completo al quale non si risponde con delle crocette, ma con i fatti "realmente accaduti", aggregati per territorio, per spazio temporale e per tipologia di utilizzatori. Per fortuna, almeno in Italia, c'è il rispetto della privacy, ma ..... premesso tutto ciò, ci sono gli strumenti per farla rispettare ?

Siamo tutti coscienti che non sarà la privacy o un altro principio etico ad arrestare l'ormai irrefrenabile avanzata tecnologica. Possiamo però porre dei limiti all'invasione di campi non prettamente informatici.

Nel caso degli elettrodomestici (sia di quelli bianchi che dei neri) si potrebbero ampliare i requisiti per i quali ricevono il bollino di qualità, aggiungendovi dei test tecnico/legali affinchè niente della legge 675/96 venga violato. Lo stesso principio è applicabile anche al software (almeno quello edito in lingua italiana) e all'hardware usato nei personal computer.

Applicando alla lettera la legge sulla privacy si giungerebbe ad uno scontro epocale. Il primo test verrebbe sicuramente eseguito sul nuovo processore Pentium III, reo di avere al proprio interno un numero univoco che lo contraddistingue e che viene reso noto attraverso la rete. Anche il nuovo Windows non sarebbe immune da sospetti di rivelare l'identità di chi lo usa.

La motivazione di combattere qualcosa di illegale (pirateria del software) con un'altra azione illegale (almeno da noi, l'identificazione del mittente a sua insaputa lede la privacy dell'individuo, con tutte le informazioni a valle che vi si possono recepire ...) potrebbe essere punita da un tribunale italiano ? Il condizionale è d'obbligo, in quanto, solo in Italia vige una legge così restrittiva sulla privacy personale.

In più ci scontriamo con i buchi delle legislazioni di molti paesi, appena un fatto succede in un contesto virtuale e globalizzato. Poco tempo fa, in un contenzioso sviluppatosi durante un'operazione di commercio elettronico fatta in due paesi diversi, è stato deciso dai guru legali dei G-7, di applicare la legge fiscale del paese del venditore. Se usiamo lo stesso principio anche per la privacy, chi di noi vende all'estero, dovrebbe "in qualche modo esportare" i parametri della privacy italiana, il che non sarebbe però indispensabile se comperiamo noi della merce all'estero.

Beh, penso che ulteriori supposizioni non facciano altro che aumentare la confusione che già regna in questo campo ....

Ci sono anche altre diavolerie che finora non sono state prese in considerazione. Qualche volta navighiamo su qualche sito e ci meravigliamo come il banner (rettangolino pubblicitario) visualizzato centri proprio i nostri bisogni. Niente di più facile per il software che decide che pubblicità mostrare sul nostro video: basta che legga i nostri spostamenti sul loro sito (fatti anche qualche tempo fa) direttamente dal disco del nostro PC. Ci sono siti che usano la tecnologia degli archivi "cookies" (biscottini) che tengono traccia delle pagina che abbiamo visto sul loro ed anche sugli altri siti. Qui siamo ancora nei limiti fissati dalla legge sulla privacy, in quanto basterebbe che ogni tanto si facesse un pò di pulizia del proprio disco fisso, cancellando questi cavallini di Troia informatici.

Tutte queste illegalità non succedono soltanto in rete. Qualche settimana fa ho letto dell'arresto di un criminale, colto in flagrante (o quasi) seguendo i suoi spostamenti in base al telefono cellulare, che sembra emetta segnali anche quando è spento.

Un'ultima considerazione merita il discorso dell'home banking che molte banche stanno iniziando a proporre in modo completo ed universale. Se inizialmente le prime banche in rete davano dell'informativa e qualche link istituzionale, oggi si sta prospettando una palette di servizi eterogenei, per motivare il cliente a tornare spesso sul sito della propria banca che aspira a diventare la vera e propria porta di ingresso in Internet per la propria clientela. Ci sono banche che già offrono ai clienti sia l'indirizzo di posta elettronica (p.es. marioverdi@banca.it ) che il collegamento in rete, più qualche Megabyte a disposizione per la propria home page. Si presume che a breve la maggior parte delle banche (non solo italiane) avrà un'offerta Internet completa vendibile allo sportello, come una specie di cambiavalute virtuale.

Con l'avvento di altre forme di pagamento, dalle carte di credito con tecnologia SET a quelle con microchip, fino al danaro virtuale e ai servizi chiavi in mano di commercio elettronico, sarà dura poter offrire un servizio Web completo senza incorrere in qualche piccola infrazione delle legge 675/96.

Con tutti i log files a disposizione, che tracciano nei particolari i gusti ed i bisogni della propria clientela, sarà difficile non tenerne conto in una improvvisa, ma puntuale visita di cortesia al proprio cliente.

Qualche decennio fa si parlava del 2000 come di un anno tecnologicamente ormai maturo, dove certe innovazioni, impensabili per l'epoca, saranno alla portata di tutti e si sottolineava che i cambiamenti saranno epocali, ecc. ecc. Bene, ormai ci siamo arrivati. In questi pochi mesi che ci separano dal nuovo millennio ormai non succederà niente di rilevante, per cui possiamo supporre di esserci già. Cosa effettivamente è cambiato in questi ultimi trent'anni ?

Ci sono molti più personal computer (anche se a scuola sono quasi dei tabù; si aspetta che la Nintendo generation salga sulla cattedra per poterli imporre ...), tutti abbiamo il telefonino (prima ci lamentavamo delle 50 mila lire del telefono nero di casa, oggi riceviamo almeno tre fatture, ma non ci lamentiamo più ...), molti di noi hanno Internet (anche se le previsioni del '96 davano per il 2000 quasi un 30-40 % di tutti gli Italiani, cosa che succede attualmente solo in Islanda ...), per il resto molte cose sono rimaste dove le hanno lasciate i nostri genitori. Ci lamentiamo sempre delle tasse e della scuola, siamo stufi del Festival di Sanremo, ma poi ne guardiamo tutte le serate, abbiamo il sentore di una criminalità sempre in ascesa, però continuiamo, anche per il 2000, ad abbonarci alle riviste spedendo la cartolina postale con scritto ben in chiaro e a grosse lettere il nostro numero di carta di credito ....

(Ndr: pubblicato sul CREDITO COOPERATIVO - 6/99 del 30/06/1999)