Russia, nelle e.mail l'occhio dei servizi segreti

MOSCA - Sette polizie - il fisco, il ministero dell'Interno, le guardie di frontiera, i servizi di sicurezza parlamentare, i servizi di sicurezza del ministero degli Esteri e il Federal security service, l'ex Kgb - potranno entrare nei computer dei cittadini russi, leggere le loro e-mail, seguire la loro navigazione in Internet.

Certo, per farlo dovranno avere l'autorizzazione della magistratura e anche della Corte Costituzionale, soprattutto per le indagini giudiziarie che coinvolgono la sicurezza azionale.

Ma si tratta comunque di una svolta repressiva che si abbatte sul web russo, oltre tutto passata nel disinteresse generale il 5 gennaio, quanto il premier Putin ha firmato una legge approvata dalla Duma pochi giorni prima.

La denuncia arriva dal "Moscow Times" che ha intervistato Ielena Bonner, attivista per i diritti umani e moglie dell'ex dissidente sovietico Andrei Sakharov. Bonner, da Boston, ha definito la legge una "misura da Stato di polizia" e ha dichiarato: "Questo è avvenuto senza clamore quando Putin è salito al potere il 31 dicembre".

La legge firmata dal presidente russo il 5 gennaio è in realtà un emendamento della norma varata nel 1995 che dava il diritto ai servizi di sicurezza di tenere sotto controllo tutti i tipi di corrispondenza e ogni conversazione telefonica. Il provvedimento di Putin, in realtà elaborato e voluto da Primakov, estende questo diritto a tutto quanto riguarda Internet.

Per permettere alle polizie di entrare nelle e-mail dei cittadini russi gli Internet provider dovrebbero costruire un collegamento tra i loro server e il quartier generale dell'Fsb attraverso un sistema abbastanza costoso ("Moscow Times" parla di un costo dai 10 ai 30 mila dollari). Il che potrebbe portare in breve alla morte dei provider più piccoli e alla concentrazione di tutto il traffico web verso i provider collegati all'Fsb.

Gli attivisti per i diritti umani temono che l'Fsb e gli altri organismi investigativi abusino del grande potere che la nuova legge ha concesso loro e mettano sotto controllo le caselle postali senza chiedere nessuna autorizzazione alla magistratura. "E' la fine della privacy", ha detto al "Moscow Times" Boris Pustintsev, leader di un gruppo di tutela dei diritti civili di San Pietroburgo.

"Prima erano solo i servizi segreti a poter violare la nostra privacy, ora questo potere è esteso ad altre sette agenzie, e sarà duro lottare contro un mostro a otto teste".


(Ndr: ripreso da la Repubblica del 14 gennaio 2000)