Attenti alle scie elettroniche sono il nuovo business del crimine

Parla lo 007 informatico Rossi. L'Fbi ha agenti armati di microcomputer

di
Marina Garbesi

"Regola numero uno: tutto quello che passa per l'etere è intercettabile. Regola numero due: se l'attacco degli spioni costa dieci, per difendersi si deve spendere cento". I trucchi del mestiere te li insegna chi, quasi sempre con un passato nei servizi segreti o nelle forze dell'ordine, si è riciclato nel rampante "mercato della sicurezza". In Italia ci sono ottimi cervelli e tecnologie adeguate contro il cybercrimine, ma - ci conferma il detective privato Carmelo Lavorino - una percezione ancora irrisoria del rischio: se in Usa le imprese investono il 5 per cento del fatturato per criptare computer e difendere segreti industriali, qui non si supera lo 0,8.

Louise Shelley, dell'Università di Washington, direttrice di un centro studi sui delitti telematici, è convinta che nel XXI secolo la quasi totalità dei crimini contro il patrimonio sarà commessa all'interno dei sistemi informatici. Tant'è che l'Fbi ha appena messo in piedi un reparto speciale denominato "Criminal squad 37-c37", con agenti armati di microcomputer per seguire le piste elettroniche. "Del resto è semplice - spiega Dino Alias, esperto in sistemi di sicurezza per le banche - Basta far scivolare alcuni zeri nel passaggio dei bonifici. Solo i cretini ormai fanno rapine col passamontagna. Oppure basta servirsi di un piccolissimo agente, un infiltrato speciale, cioè un virus di quarta generazione, di tipo modificativo, il peggiore. Wladimir Leonidovic Lervin, un hacker russo, così ha prelevato dieci miliardi di dollari dalla City Bank di New York, standosene comodamente a San Pietroburgo".

Quasi sempre, i registi delle operazioni sono i nuovi mercenari del crimine telematico, più o meno conosciuti ma inafferrabili, ex agenti della Stasi e del Kgb. "Per le operazioni in grande stile deve mobilitarsi un grande cartello criminale, le spese per penetrare un server con una talpa o costruirne uno proprio sono troppo elevate - nota Raniero Rossi, ex presidente dell'Associazione mondiale dei detective - ma per proteggere un computer può bastare un sistema criptato da cinque milioni".

Si fa strada, intanto, la cosiddetta "tecnica biometrica" contro la frode telematica da bancomat. Il Pin, il codice personale, è uno scherzo da aggirare, mentre la biometrica è una sorta di carta di identità fisica che comprende impronta digitale, retina oculare, impronta palmare, riconoscimento e termografia facciale, iride, odori personali. A basso costo, si può garantire la legittimità dell'utente. L'Ufficio immigrazione degli Stati Uniti sta già usando questo metodo per verificare i visitatori in entrata. Funziona negli aeroporti di Newark, New York e a Toronto in Canada. Finora le registrazioni sono state 70 mila.

E i telefonini? "I latitanti - avverte il detective Fulvio Mucibello - sanno che basta un cellulare con scheda prepagata intestata a un altro". Per seguire i movimenti di un telefonino, anche spento, occorre la mappature delle celle, che è ben protetta dai gestori. Più comodo applicare una microspia.

Ci possono riuscire grandi holding del crimine o servizi segreti come nel caso del mujahiddin che fu fatto saltare in aria qualche anno fa, colpito con precisione ineffabile grazie al segnale che emetteva il suo cellulare. I Gsm, nota Raniero Rossi, sono ancora inintercettabili perché si servono di algoritmi, ma già negli Usa ci sono hacker capaci di "crackarli".

Una "scia elettronica" la si può lasciare, dunque, anche per tutelarsi. Lo Stato pensa al braccialetto elettronico per i detenuti, e chi è a rischio di sequestro di persona può comprare per una quarantina di milioni un orologio che manda un segnale che rende identificabili con un errore di 50 centimetri al massimo, e ha 72 ore di autonomia. Sufficiente anche per un "trasloco" dalla Brianza a un covo in Calabria.

(Ndr: ripreso da "La Repubblica" di lunedì 4 gennaio 1999)