OTM -Osservatorio TuttiMedia "Convegno del 13 novembre 2001 su Beyond Internet"

Sì, l'esplosione della tecnologia, ma quali vantaggi per l'uomo e per la società

di
Francesco Silvano,
già a.d. di Stet

Non è facile in questo periodo così tormentato nel mondo dell'ITC individuare fattori di ottimismo, ma la ragione concorre a ricercare nuove speranze e nuovi equilibri, solo che ci si liberi dalle costrizioni del calcolo economico e dalle sovrastrutture convenzionali

La seconda metà del secolo scorso, connotata dalla celerità dei processi di trasformazione del sistema produttivo e della distribuzione del reddito ai fattori produttivi, ha creato una spirale quanto mai interessante sotto il profilo della generazione di elementi innovativi via via sempre più invasivi e sempre meno dominabili dai creatori delle innovazioni tecnologiche per l'evidente sproporzione che si è andata producendo tra le capacità adattative di controllo dei fenomeni e l'incalzare dei processi tecnologici.

Una spinta dettata dal "sempre più in là, sempre oltre", nuova generazione di Ulisse che non sa arrestarsi, che vuole valicare le frontiere dell'ignoto e che al tempo stesso col passare del tempo sente, avverte che la risposta non è l'ignoto, ma la certezza di una dimensione più umana: il ritorno a casa. E così la prima cosa che emerge gettando lo sguardo al futuro è l'esigenza di controllare l'inquietudine che genera cose nuove, cose che per corrispondere al significato del termine debbono essere fattuali e reali, non mere ipotesi e proiezioni dettate dall'ansia di non poter crescere se non nella dimensione di una fase rivoluzionaria quale è stata quella degli ultimi decenni.

Ritengo allora che non si possa guardare al futuro senza prima aver compiuto uno sforzo sereno e distaccato per interpretare l'esperienza vissuta in passato; molti di noi - ed immeritatamente mi sento di appartenere al non grande numero di coloro che hanno intuito le dinamiche evolutive collegate all'ITC - hanno commesso l'errore di essere profeti fuori dal tempo, ideando ipotesi di sistemi che - se pur corrette - presentavano il grave difetto di non considerare la totalità dei fattori in gioco.

Un passato fatto di accelerazioni improvvise, di esplosione di servizi, di trasformazioni organizzative nei processi produttivi, di discontinuità nel recepire le innovazioni, di limitati successi e di molte delusioni; per un non breve periodo si è avvertita la realtà di un motus in fine velocior e ci si è posti la domanda se un siffatto moto fosse davvero assimilabile dai diversi ambiti di riferimento; ma la domanda sostanzialmente si presentava debole ed incerta a fronte dell'incalzare degli eventi, della generazione di imprese aziendali di dimensioni mondiali, del circuito promozionale fondato sulla obliterazione delle possibili sorgenti di difficoltà e sulla proposizione di modelli di comportamento che garantivano l'ingresso in una nuova forma di civiltà, basata sullo scambio di informazioni.

Forse ora è giunto il momento di verificare la validità delle predette accelerazioni e di stabilire, se pur ancora in una forma meramente speculativa, se non si stia aprendo una fase radicalmente diversa, poiché appare sempre più evidente come le tecnologie, anche quelle che si profilano tra le più avanzate, non siano in grado di aprire orizzonti nuovi. Ricorrendo ad un'immagine sportiva, si possono correre i cento metri in apnea, ma non i duecento, si può portare l'asticella a 2.40 metri, ma non a 2.80, poiché esiste nella felice condizione umana un fattore dominante espresso dal limite che più si presenta invalicabile tanto più si intende esasperare il risultato. Ed è quasi stucchevole citare il fenomeno internet in termini di basi di informazione, poiché tanto più ricco è il panorama, tanto più appare contraddittorio il principio della facilità di ricerca dell'informazione.

Si, è vero, la larga banda offre prospettive di sicuro interesse, l'UMTS, pur avvolto ancora nel mistero della sua reale utilità, può trasformare radicalmente il settore della comunicazione, ma a fronte di quali contenuti, di quali vantaggi, di quali possibili trasformazioni di natura operativa, familiare, sociale? Ad oggi è difficile trovare una risposta ed ancora più scandagliare un futuro prossimo venturo che non può peraltro ignorare quanto sinora è avvenuto (un esempio tra i mille perché sulla trasmissione dati, sui suoi costi e sulla sua negativa redditività è sceso un complice silenzio?).

Occorre comunque verificare se le molte attese generate dall'ITC siano realmente traducibili in fattori positivi di miglioramento del sistema economico-sociale a livello globale. Due anni fa, in una delle tante conferenze mondiali, si giunse alla illusoria conclusione che il web avrebbe consentito di avvicinare il livello di vita dei Paesi in via di sviluppo a quelli occidentali; vennero suscitate inutili speranze, di fatto conseguendo come unico risultato quello di tacitare le coscienze turbate (?) dai milioni di essere umani che muoiono ogni anno a causa delle privazioni delle malattie, dei dissesti alimentari.

I saggi propositori del futuro benessere tecnologico non sapevano o non volevano sapere che il primo problema di un Paese africano è quello di saper produrre dei mattoni o di poter scavare pozzi e distribuire acqua potabile; così come interpretando la realtà virtuale, non sapevano che il villaggio globale - immagine tanto cara ai mass media - resta tuttora un fatto illusorio, se solo si considera, e non è che un esempio, che in Congo, paese dalla superficie vasta come quella dell'Europa con 50 ML di abitanti, non v'è possibilità di stabilire una connessione con la rete Internet, perché non dispone di alimentazione elettrica continua.

Perché allora non guardare a queste inquietanti realtà e concentrare risorse ed energie per creare condizioni di vita più umane? (vivendo nel mondo della sanità mi viene spontaneo far riferimento a quanto il web potrebbe assicurare in termini di formazione medica e sanitaria a distanza, per tutti Paesi che restano estranei alla dinamica del processo di assistenza). Oppure è preferibile "giocare" nel campo della generazione dei nuovi servizi così da consentire al privato cittadino di tenere sotto controllo a distanza il funzionamento del frigorifero?

È possibile nutrire speranza che una visione più aperta ai bisogni di un'umanità sempre più problematica favorisca lo sviluppo di orientamenti meno fondati sulla speculazione e sul profitto e più consapevoli che le generazioni future dovranno fare i conti con realtà non confinabili nella tecnologia? Quando si ricorda cosa venne scritto anni fa nell'enciclica "Centesimus Annus" si avverte che è trascorso un ampio arco di tempo senza che un solo appello sia stato raccolto, senza che un solo problema sia stato affrontato.

Ci salveremo col web?

Merita poi ricordare che i processi di trasformazione delle strutture produttive, degli stili di vita, dei comportamenti individuali hanno avuto sviluppi quanto mai tra loro differenziati.

Per le aziende si è aperta la prospettiva di sostituire alle strutture di vendita e di commercializzazione il web call center (e così il ragioniere neodiplomato di Caltanissetta siede davanti ad un terminale ed offre al titolare di un'impresa di Udine i servizi innovativi di Telecom, distruggendo il principio del dialogo personale basato sulla simpatia, sull'empatia e sulla fantasia); si è aperta la prospettiva dell'e-commerce, fattore di potenziale moltiplicazione delle vendite, ignorando che la chiave del successo non sta nella richiesta elettronica, ma nella ristrutturazione integrale della logistica (dalla produzione allo stoccaggio, alla gestione dei magazzini, ai sistemi di trasporto); sono nati i portali verticali ed orizzontali con improvvisazioni paradossali.

Grandi fiammate di entusiasmo, corsa affannosa ad essere presenti nei sistemi, esigenza di visibilità e scarse radici, talché sono adattabili a questa situazione le parole del salmo "Al mattino l'erba è rigogliosa, ma alla sera è falciata e dissecca", ma non così è l'olivo che ha profonde radici.

Purtroppo le conseguenze generate da approcci sommari si traducono in onde reattive che annegano anche ciò che di buono e valido è presente, negativo effetto di una globalizzazione che non sa differenziare le realtà, né evidenziare gli errori ed i postulati correttamente fondanti i nuovi strumenti operativi.

Del resto il combinato disposto della speculazione e della multiplazione delle new-co in fase di start up ha generato uno dei fenomeni più irrazionali che si siano prodotti nel nostro sistema economico, ricco di norme e di fatto privo di strumenti valutativi.

Nell'ambito familiare non si è tenuto conto di quanto è avvenuto in termini di radicale trasformazione della convivenza tradizionale, trasformazione che ha abbracciato l'arco di 50 anni per effetto di un graduale processo di traslazione di valori di base da quelli a contenuto affettivo a quelli di impatto economico; l'istituto familiare si è sostanzialmente modificato, con progressive differenziate chiusure al dialogo compensate dalla ricerca di nuove forme di socializzazione spesso individuate nelle chat, nel ricorso al PC, nei videogiochi.

È entrato in gioco anche l'effetto dello status simbol (più marcato nel campo dei telefoni cellulari), è stata solleticata l'esigenza di novità propria delle giovani generazioni che fanno dell'impazienza e del confronto la molla dei loro interessi, ma forse non si è tenuto conto del fatto che a grandi fiammate succedono spegnimenti di interesse ed abbandoni. In questa realtà è difficile ipotizzare che si possano determinare nuove significative esperienze cui la tecnologia sia in grado di dare risposta.

Non è facile in questo periodo così tormentato nel mondo dell'ITC individuare fattori di ottimismo, ma la ragione concorre a ricercare nuove speranze e nuovi equilibri, solo che ci si liberi dalle costrizioni del calcolo economico e dalle sovrastrutture convenzionali.

Invero in un sistema globale di gestione delle informazioni possono trovare nuovo spazio e nuova linfa aspetti che sinora sono stati considerati marginali, quali, ad esempio, la comunicazione dei valori etico-religiosi e la gestione della salute; evidentemente gli esempi potrebbero moltiplicarsi per n, ma è sufficiente in questa sede far cenno del fatto che la rete Internet consente di realizzare siti differenziati in grado di diffondere i messaggi pastorali della Chiesa Cattolica, così come quelli di altre confessioni o aggregazioni religiose con prospettive inusitate di contatti e di colloqui.

Il concetto tradizionale di missione viene ad assumere un volto nuovo, si creano nuove forme di adesione, di proselitismo, di generazione di coscienze volte a respingere la tentazione individualistica di chiusura per dare spazio ad un respiro fatto di comprensione del significato della vita, di risposta ai quesiti esistenziali che nessun uomo può definitivamente ed ultimamente ignorare.

Se si considerano fenomeni quali la diffusione della cultura e della religione islamica che, attraverso le migrazioni o altre forme di penetrazione, va via via estendendosi, appare evidente come le nuove proiezioni della comunicazione consentano da un lato di non fare ricorso ad imposizioni violente e dall'altro di sostenere e di alimentare le radici fideistiche attraverso l'insegnamento, l'informazione ed il dialogo. Si è dunque in presenza di una trasformazione profonda che genererà nuove forme di presenza, modificando assetti storici, metodi comunicativi, forme di evoluzione nel confronto con altre realtà culturali e sociali: una sfida nuova che impone l'adeguamento della tradizione alle opportunità emergenti.

Nel settore della salute non meno rilevanti si prospettano le linee di tendenza innovativa, poiché la evoluzione massiva dei processi di informazione e di gestione già va proiettando l'immagine di un Ospedale del futuro in grado di pilotare a distanza terapie e follow-up con ricadute di natura economica e sociale di particolare rilievo. Non ci si riferisce alla telemedicina che sostanzialmente, dopo 15 anni, deve ancora trovare una via, ma al fatto ben più rilevante che va sempre più approfondendosi il divario tra quello che un medico deve sapere in costante aggiornamento di tutti i fattori evolutivi e quello che in realtà conosce attraverso gli studi compiuti.

È ben noto che la programmazione pluriennale predisposta dal Ministero della Sanità, attraverso piani triennali è caratterizzata da linee di indirizzo che mirano a dare soluzioni concrete ai problemi più rilevanti del mondo della salute e dell'assistenza sanitaria.

Da molti anni si legge in questi piani che il sistema sanitario deve trovare nuovi equilibri, poiché si è prodotto il fenomeno di medici del territorio che limitano il loro campo di intervento trasferendo i pazienti alle strutture ospedaliere con la conseguente generazione di costi impropri e di lievitazione della spesa sanitaria che oggi assorbe il 14% del PIL.

Il fenomeno affonda le sue radici non nel rifiuto dei medici di base di svolgere il loro compito, ma nella realtà di una sostanziale impossibilità di aggiornare le proprie conoscenze in funzione dell'evoluzione costante e sempre più rapida della ricerca medica. L'aggiornamento della conoscenza di base non può essere affidato alla buona volontà del professionista, né all'abbonamento a due o più riviste mediche, perché occorre un'opera preventiva di filtraggio e di interpretazione svolta da esperti in grado di coniugare l'evoluzione del sapere alla casistica, in modo da consentire alle decine di migliaia dei medici di base di non essere tagliati fuori e di non correre il rischio di diagnosi errate. Orbene si è in presenza di un sostanziale scollamento tra i programmi e le azioni da intraprendere con l'ovvio risultato che nulla si modifica od è orientato al cambiamento; vi sono postulati chiari e ragionevoli, realtà definite nelle loro carenze, obiettivi certi da conseguire, vi sono altresì mezzi adottabili, ma è venuta a mancare la spinta al cambiamento e la visione delle soluzioni da adottare.

Su questo tema si potrebbero sviluppare molte considerazioni, si potrebbe parlare a lungo dei costi impropri generati dal non saper apprendere, della passività delle strutture pubbliche, dell'impropria distribuzione delle risorse; qualcosa si sta muovendo e ne è una riprova il lancio del primo portale sanitario pediatrico in Europa promosso dall'Ospedale Bambino Gesù, portale che assicura, attraverso la costituzione di un Dipartimento virtuale formato da specialisti, il servizio di second opinion nonché l'accesso ai corsi di formazione a distanza, per non dire dell'assistenza alle famiglie di pazienti cronici; ed è auspicabile che a questa realtà operativa ne seguano altre così da ottenere un concerto di azioni, mirate a far crescere i presidi del welfare della salute.

Le conclusioni di questo intervento sono quanto mai evidenti e conseguono al profilo di una voce che vuol essere fuori del coro di un conformismo acritico.

Il dopo Internet non costituirà l'oggetto di un'evoluzione ignota o indeterminabile.

Perderà sempre più peso l'aspetto tecnologico ed il vuoto verrà colmato da un diverso approccio di mercato -mirato ad assicurare servizi realmente rispondenti ai bisogni delle aziende, delle famiglie e degli individui. La fase dei sogni è tramontata e prenderà sempre più consistenza una capacità di gestire la realtà in un progress basato sulla razionalità.

(Ndr: ripreso dalla rivista MediaDuemila di novembre 2001)