Buon compleanno email: trent'anni senza frontiere Il simbolo della chiocciola fu scelto quasi per caso: era uno dei pochi sulla tastiera non utilizzato per scrivere nomi di Come testo non era proprio fenomenale: QWERTYIOP la prima fila di lettere della tastiera americana del computer - o qualcosa del genere. Ma quel messaggio che, alla fine del 1971, Ray Tomlinson spedì varie volte a se stesso per essere sicuro che funzionasse segnò un momento memorabile nella storia delle telecomunicazioni. Era la prima email mai inviata grazie al programma che l'ingegnere allora trentatreenne aveva appena creato. Sono passati trent'anni. "Non ricordo più esattamente quale fosse il suo contenuto. Mi sembra che fosse una sequenza di lettere battute in fila sulla tastiera ma avrebbe potuto essere qualsiasi altra cosa, incluso l'incipit del "Discorso di Gettysburgh" pronunciato da Lincoln. L'unica cosa di cui sono certo è che era tutta in lettere maiuscole", racconta lo smemorato inventore. Alla Bolt Beranek and Newman, dove lavorava, avevano da pochi anni vinto un appalto con il governo statunitense per sviluppare un sistema operativo che funzionasse al meglio su quella disomogenea rete di computer che sarebbe diventata Internet. Ma l'esigenza di comunicare e trasferire file con un sistema di messaggistica elettronica non aveva ancora trovato risposta soddisfacente. Il primo programma messo a punto da Tomlinson fu il SNDMSG, veloce ma con un limite: un utente poteva mandare un messaggio ad un altro solo se entrambi erano collegati al medesimo computer. All'epoca non esistevano pc individuali ma solo enormi macchine collettive con le quali molte persone interagivano contemporaneamente attraverso terminali connessi via telefono all'unità centrale. Era una messaggistica solo locale. Il giovane ingegnere iniziò a lavorare allora al CPYNET, un protocollo sperimentale per il trasferimento dei file. "Alla fine sono riuscito a combinare le due cose ma non fu un gran tour de force, erano solo 200 righe di codice", racconta con disarmante modestia, ma fu proprio quella combinazione che consentì di spedire messaggi tra computer appartenenti a reti diverse, purché collegate tra loro da Arpanet, l'embrione della Rete come la conosciamo oggi. Per identificare le diverse "mail box" e il fatto che ognuna si trovasse su una macchina diversa - Tomlinson decise di usare la "@" poiché era uno dei pochi segni della tastiera non utilizzati per scrivere nomi e per di più significava "at", "presso" (in questo caso presso il computer che seguiva la chiocciola). Un successo in crescita. Il numero di indirizzi di posta elettronica nel mondo dice il recente Email Usage Forecast and Analysis della International Data Corp - dovrebbe crescere dai 505 milioni del 2000 a 1,2 miliardi nel 2005 e, per la stessa data, il traffico giornaliero medio di messaggi scambiati dovrebbe raggiungere quota 36 miliardi e anche un fresco sondaggio Gallup ha confermato che l'email resta l'attività principale online. La "killer application" che l'allora trentatreenne ingegnere inventò senza sforzo, cambiando il mondo e senza guadagnarne una lira: "Le innovazioni sono a volte ricompensate ci ride su ma non questa". (Ndr: ripreso da La Repubblica di giovedì 4 ottobre 2001) |