Travolti dalle e-mail

Giro di vite negli USA alla posta indesiderata ma la normativa, senza un coordinamento con gli altri Stati, è giudicata insufficiente

di
Luca Tremolata

Esasperati. Magari non come Charles Booher, un programmatore di computer della Silicon Valley, finito in manette per aver minacciato di torturare e uccidere i dipendenti di una compagnia accusata di bombardarlo di e-mail spazzatura. Ma certo gli utenti della posta elettronica non ne possono più.

Il gesto estremo di Charles Booher, che rischia una condanna a cinque anni di carcere e una multa di 250mila dollari, ha messo il dito sulla piaga su un fenomeno che solo negli ultimi mesi ha assunto dimensioni allarmanti. Soprattutto negli Stati Uniti accusati di essere la centrale operativa delle aziende dedite allo spam per effetto della mancanza di una norma federale capace di bloccare le e-mail commerciali indesiderate.

Ora però dopo sei anni di tentativi falliti, il Congresso Usa ha dato il via libera definitivo a una proposta di legge antispam con l'obiettivo di assestare un giro di vite nella lotta alla posta-spazzatura. Una misura sicuramente tardiva che rischia di venire presto aggirata. La legge "Can-Spam Act of 2003", oltre ad avere il merito di prevedere per i trasgressori pesanti multe e, in alcuni casi, il carcere, fornirà ai cittadini americani - e non a quelli non residenti - la facoltà di interrompere i messaggi di posta indesiderata oppure di proteggere il proprio indirizzo e-mail dal bombardamento di proposte commerciale.

La legge, in mancanza di un coordinamento internazionale tra Stati per una armonizzazione delle normativa, rischia di risultare insufficiente. Per i professionisti dello spammer non sarà infatti difficile cambiare mittente in base alla legislazione nazionale più o meno severa, costringendo gli utenti a impegnare una parte della loro giornata lavorativa a rispondere alle mail di posta indesiderata per interrompere il servizio. Per fortuna, in attesa dei tempi di attuazione delle leggi, c'è già chi si è dato al "fai da te" informatico. Secondo l'ultimo report di Kiwari, società attiva nel marketing online, il 35% degli utenti ha attivato le funzionalità di filtro del proprio programma di posta elettronica

In più, la maggior parte dei navigatori possiede più di un indirizzo e-mail su cui distribuire il numero elevato dei messaggi ricevuti. Si stima una media di 238 e-mail alla settimana di cui circa 42 rientrano sotto la voce spam. Numeri che giustificano l'allarme lanciato da Kiwari secondo cui la posta indesiderata rischia di compromettere le potenzialità dell'e-mail marketing. Non solo il rischio maggiore é di rendere inutilizzabile uno strumento fondamentale come la posta elettronica Del resto, che il mondo dell'informatica non fosse giardino dell'Eden era ormai chiaro a tutti da anni. E proprio la casella elettronica rappresenta per certi versi l'entrata principale per il sabotaggio digitale. Esiste infatti un filo rosso, e neanche tanto sottile, che lega spam, virus hacker. Oltre alla vulnerabilità del software è proprio attraverso i servizi di posta che operano i pirati informatici.

Per le aziende il nemico è oggi rappresentato dalle cosiddette minacce miste: una diversa scuola di virus in grado di colpire contemporaneamente server desktop e tutta l'infrastruttura di Rete. Secondo Sophos, un terzo di tutto lo spam in circolazione è veicolato da un virus trojan (Remote Access Trojans) che viaggia via mail, si installa sul pc e lo trasforma in una centrale per l'invio di posta spazzatura. L'allarme è lanciato. Purtroppo, le aziende sembrano prendere sottogamba il fenomeno. Gli investimenti in sicurezza informatica per ora latitano. Se è vero, come prevede Gartner, che entro il 2005 il 20% delle società subirà un grave attacco online, c'è da augurarsi che per quella data l'accoppiata diritto e tecnologia produca le contromisure necessarie.

(Ndr: ripreso dall'inserto "@lfa" de Il Sole 24 ore dell'11 dicembre 2003)