Usa, è legale registrare le conversazioni online

Storica sentenza di un tribunale dello stato di Washington che nega a mail e chat le garanzie di privacy valide a telefono

di
Claudia Morgoglione

Popolo della Rete, attenzione: quando inviate una mail, o quando partecipate in voce ad una chat chiusa, il destinatario può fare dei vostri messaggi ciò che vuole. Può insomma registrarli, salvarli sul proprio computer, usarli come preferisce; perfino contro di voi. A stabilirlo, per la prima volta, è stato un giudice del tribunale di Spokane County, nello stato di Washington: sentenza destinata a fare giurisprudenza e a rimanere nella storia, anche perché spiega con chiarezza che, mentre a telefono l'utente ha diritto alla massima privacy, queste stesse garanzie non sono più valide nelle conversazioni online.

Una questione interessante e ovviamente controversa, che potenzialmente riguarda milioni e milioni di navigatori. E dunque, in attesa che un giudice, o il Garante della privacy, chiariscano bene la disciplina in materia per il nostro Paese, analizziamo più in dettaglio il verdetto americano. Partendo da un dato fondamentale: negli Usa, come in molti stati occidentali, registrare abusivamente una telefonata è reato. La legge suppone infatti che l'altro interlocutore parli non immaginando di essere "spiato", e dunque senza prendere eventuali precauzioni.

Tutto questo non accade, invece, sulla Rete, secondo l'interpretazione del tribunale di Washington: ogni volta che qualcuno invia un messaggio ad un altro utente non può non sapere che proprio le caratteristiche tecniche del mezzo rendono automatico, o meglio "naturale", la registrazione sul pc dei destinatari. E quindi non può poi recriminare se del contenuto resta traccia. Analogo discorso per le chat in voce, sempre più diffuse, che utilizzano il real time.

Queste le motivazioni. Ma a rendere spinoso l'argomento è anche la vicenda giudiziaria che ha reso necessaria la pronuncia del giudice. Tutto comincia quando Donald Townsend, ventiseienne della contea di Spokane, a caccia sulla Rete di erotismo con partner minorenni, incappa in una presunta tredicenne - nome in codice "ambergirl87" - con cui comincia una serie di conversazioni a luci rosse, in una chat chiusa di America online che usa il real time. Ma dietro quella sigla si celava invece un poliziotto, che, per dimostrare la pedofilia dell'uomo, ha registrato tutte i discorsi compromettenti e stampato tutte le mail. Da qui il ricorso di Townsend, a cui però il giudice ha dato torto. Suscitando le obiezioni delle associazioni dei diritti civili: secondo i gruppi libertari, al di là del caso in questione in cui può essere stato commesso un reato grave, lo stabilire la legittimità della registrazione è una violazione della privacy. Di tutti i navigatori.

(Ndr: ripreso da la Repubblica il 23 gennaio 2000)