Cittadini, attenzione siete videosorvegliati

In Spagna debuttano tra le polemiche le telecamere anti criminalità

di
Carlos Elordi

"Questa è una zona videosorvegliata". La collocazione di quel messaggio sotto la sagoma di una telecamera, e poi in un luogo perfettamente osservabile dai cittadini, è uno dei requisiti che la normativa spagnola esige per autorizzare l'uso di telecamere nella lotta contro la delinquenza urbana. Dopo due anni di forti discussioni in parlamento, l'apposito regolamento è stato approvato la settimana scorsa. Ed è già entrato in vigore.

Nonostante la sua espressa vocazione garantista, il testo presenta molte lacune e lascia alla polizia gran parte della interpretazione: infatti l'annuncio sta a indicare unicamente che nel giro di 500 metri intorno al cartello, ovviamente senza indicarne il luogo esatto, c'è una videocamera che può registrare sia i movimenti che le conversazioni dei passanti.

Sia la polizia nazionale che la Guardia Civil, e cioè i carabinieri spagnoli, potranno usare questi sistemi di sorveglianza. Basterà l'autorizazzione del delegato regionale del governo. Anche la polizia municipale potrà ottenere quel permesso, ma solo per periodi di un mese.

La videosorveglianza è unicamente attiva in alcuni punti del centro di Madrid e di Bilbao. Ma nella capitale basca le telecamere vengono usate soprattutto per sorvegliare i giovani indipendentisti radicali. Il che non ha impedito che alcune delle registrazioni mostrino come agenti di polizia autonoma basca bastonino immigrati africani.

Il regolamento esige peraltro la distruzione "immediata" delle registrazioni illegali che il testo elenca: e cioè quelle fatte all'interno delle abitazioni circostanti, quelle in cui figurino persone in atteggiamenti "intimi", e per ultimo le registrazioni di conversazioni private che nulla abbiano a che vedere con il lavoro poliziesco nella zona.

I cittadini registrati dalle telecamere avranno il diritto di vedere quelle immagini. Infine tutte le registrazioni, meno quelle che possano servire alle inchieste giudiziarie, devono essere distrutte entro un mese.

(Ndr: ripreso da la Repubblica del 29 aprile 1999)