CINQUE REGOLE
Una Rete di sicurezza per i bambini di Internet è per tutti noi, ma particolarmente per i minori, fonte di grandi promesse ma anche di grandi preoccupazioni. Dal convegno su "I mali di Internet", organizzato recentemente dall'Adnkronos, esce una fotografia del Web per certi aspetti allarmante. La Rete fornisce un facile accesso a risorse educative, permette forme collaborative di apprendimento, offre opportunità di dialogo, facilita il contatto con il pluralismo delle culture. Tuttavia, fatti episodici - ma di particolare gravità - dimostrano che i minori sono molto vulnerabili ai pericoli di Internet. Per sviluppare il pieno potenziale educativo della Rete, dunque, queste preoccupazioni devono essere affrontate in modo serio e ragionevole. Rispetto ad altri media, Internet ha caratteristiche che ne rendono più difficile il controllo da parte degli adulti e un uso responsabile da parte dei più piccoli. Per esempio, le chat e l'instant messaging non hanno analoghi nel mondo reale. E sono proprio questi i canali attraverso cui fenomeni quali la pedofilia possono diffondersi. La Rete è un fenomeno nuovo per molti genitori. Forse per la prima volta, i minori hanno una maggiore conoscenza della tecnologia di quanto non l'abbiano gli adulti. I consigli tradizionali inerenti al mondo reale, inoltre, non sempre si adattano al mondo virtuale. È per questa ragione che la mancanza di conoscenza della cultura Internet da parte dei genitori rischia di trasformarsi in un'abdicazione al proprio ruolo di educatori. La tecnologia di Internet crea un complesso di comunicazioni che non può essere facilmente circoscritto da un singolo Stato. Anzi, mette in discussione la stessa nozione di Stato-nazione e i concetti tradizionali di regolamentazione che, basandosi sulla tangibilità di tempo e spazio, non sono facilmente applicabili nello spazio virtuale. Ciò significa che se un sito non può essere raggiunto da uno specifico percorso, può sempre trovarsi una via alternativa. All'interno di una struttura aperta e internazionale, è dunque difficile identificare l'esatta localizzazione dei dati e controllare la loro distribuzione. E' necessario inquadrare le problematiche connesse alla protezione all'interno di una corretta comprensione delle caratteristiche tecnologiche e dei servizi offerti dalla Rete. Ciascuno dei servizi fruibili via Internet può essere utilizzato in modi diversi per distribuire e avere accesso a materiale dannoso o illegale con conseguenti implicazioni legali e di regolamentazione molto diverse tra loro. Sono quindi indispensabili nuove forme di collaborazione, nuovi approcci e nuovi livelli di flessibilità per assicurare che Internet incorpori misure di protezione specificatamente pensate per assicurare la massima protezione a quanti sono più vulnerabili agli aspetti negativi. Alt ai pedofili. Nel dibattito sulla pedofilia e altri contenuti illeciti o dannosi, le soluzioni tecnologiche sembrano offrire soluzioni veloci e non particolarmente costose che permettono agli adulti di risolvere parzialmente il problema mentre le politiche di intervento pubbliche promettono di eliminare il problema alla fonte. Questa attenzione, tuttavia, non è ben centrata, perché né la tecnologia né l'intervento pubblico di tipo strettamente normativo possono assicurare una soluzione definitiva. Di regola, un intervento normativo sulle fonti di materiale dannoso o illecito può funzionare solo a livello nazionale e può agire solo su una piccolissima parte del materiale che viene da altri Paesi, così come non può chiedersi alla tecnologia di sostituirsi all'istruzione, al controllo dei genitori e a un uso etico di Internet. Per queste ragioni è importante che lo sforzo si concentri in tutte quelle iniziative volte alla promozione tra i bambini e i giovani di un'etica di scelta "consapevole" che assicuri un corretto comportamento durante la navigazione. Per questa ragione è fondamentale l'elaborazione di strategie che promuovano e favoriscano un processo decisionale. In altri termini, un minore che scelga consapevolmente cosa guardare o cosa fare su lnternet e che conosca allo stesso tempo come comportarsi nel caso di situazioni difficili o materiale inappropriato, si trova in una posizione molto più sicura di un bambino i cui genitori o insegnanti si affidino solo alIa tecnologia, alla normativa o alla proibizione per risolvere il problema. In sostanza, le strategie sociali ed educative sono centrali per questo sviluppo, ma necessariamente supportate dalla tecnologia e dalle politiche pubbliche: tre aspetti che devono lavorare a stretto contatto per rinforzare il loro valore reciproco. In tal senso le politiche pubbliche dovrebbero essere volte a rendere il "materiale dannoso" meno disponibile ai minori e incentrate sulla promozione di un'adeguata alfabetizzazione ai media e una corretta educazione all'uso di Internet. Per questo sarebbe importante favorire la produzione di contenuti di alta qualità che siano allo stesso tempo educativi e interessanti. Il ruolo pubblico, inoltre, può essere decisivo per sostenere una maggiore collaborazione con l'industria incoraggiando, per esempio, I'adozione di codici di autoregolamentazione. Resta comunque un punto centrale il fatto che le strategie sociali ed educative sono fondamentali per evitare a molti bambini di imbattersi nei pericoli della Rete. A tale scopo il ministro per l'innovazione e le tecnologie ha istituito un Comitato tecnico interministeriale per l'uso consapevole di Internet che dovrà definire, monitorare e valutare i risultati di una strategia unitaria di intervento, finalizzata a creare le condizioni necessarie per garantire a tutti gli utenti la capacità e la effettiva possibilità di usufruire delle comunicazioni elettroniche in maniera piena e consapevole, con particolare riguardo anche ad alcune categorie di utenti che richiedono una maggiore tutela. Organi di prevenzione. L'esigenza di creare questo nuovo organismo nasce dalla consapevolezza che il coordinamento e la complementarietà degli interventi da attuare nelle aree che vanno dal contesto internazionale, alla prevenzione e contrasto, dal ruolo dell'industria all'adozione di misure legislative, possono essere assicurati solo attraverso l'istituzione di una figura ad hoc che veda la partecipazione di quanti più attori possibili. Per questo il Comitato assume un carattere trasversale, coinvolgendo Governo, agenzie governative, associazioni di volontariato, genitori, educatori, forze di polizia, esperti di diritto, industria tecnologica, valorizzando le competenze specifiche in materia di ogni singolo soggetto. Inoltre è in fase di realizzazione un progetto che prevede di inserire nel sito Web del ministro una sezione dedicata all'educazione dei ragazzi e dei genitori per un utilizzo sicuro della Rete. Saranno disponibili in una veste chiara e graficamente attraente linee guida di cosa fare e cosa non fare in Rete, in un'ottica vicina a quella più generale dell'educazione alla sicurezza. Accanto a questo sarà possibile scaricare gratuitamente uno o più prodotti software, scelti in base all'affidabilità, in termini di protezione offerta e alla flessibi1ità, in termini di definizione dei criteri utilizzati nella definizione dei filtri (cioè offrire ai genitori la possibilità di intervenire direttamente ovvero decidere o modificare i criteri da applicare nella definizione dei filtri stessi). Tutto questo per offrire al maggior numero di persone possibile il maggior numero di "armi" con cui fronteggiare i fenomeni "devianti" presenti in Rete. Tuttavia, strumenti basati sulla tecnologia come il filtraggio e le classificazioni, le restrizioni all'accesso da parte dei service provider, o l'autoregolamentazione da parte dell'industria con l'introduzione di sistemi di "censura" o la creazione di "linee rosse" a cui segnalare le situazioni illecite in cui ci si è imbattuti, possono essere di ulteriore aiuto ma non assicurano soluzioni definitive. La protezione dei minori è un obiettivo molto complesso. La natura tecnica di Internet fa si che sia estremamente difficile controllare il contenuto disponibile. La risposta non può essere univoca. Per questo la soluzione al momento ipotizzabile può essere solo l'azione "sinergica" in cui lo sviluppo della tecnologia può aiutare a informare e a supportare le scelte normative, anche a livello internazionale, che dovranno sempre e necessariamente affiancarsi all'educazione all'uso di Internet. (Ndr: ripreso da "@lfa" de "il Sole 24 Ore" di Venerdí 7 Giugno 2002) |