Se la Webcam entra all'asiloDalle scuole materne Usa uno straordinario servizio antiansia per i genitori, che su Internet possono vedere i bambini. Ma arrivano le polemiche: da certi educatori, che si sentono spiati, e da moralisti che denunciano un retroscena affaristico di Kenny Rolon non ha ancora 6 anni, due grandi occhi nocciola e un bel ciuffo di capelli sulla fronte Non so cosa ci sia là dentro", dice indicando una minuscola telecamera sul soffitto dell'aula dove si trova. Però è contentissimo di sapere che mamma e papà dall'ufficio forse proprio in quel momento lo stanno guardando. Kenny è uno dei 14O alunni della scuola materna Kiddie Academy a Hillsborough nello Stato del New Jersey, dove sono state da tempo installate le telecamere digitali che via Internet collegano gli ambienti scolastici con i genitori dei bambini. In una società che sempre di più impone a entrambi i genitori di lavorare per mantenere la famiglia, finisce che i piccoli passano la maggior parte della loro giornata lontani e soffrono di un senso d'abbandono, gli adulti sentono la carenza di informazioni sui loro figli e soffrono di sensi di colpa. I sostenitori dell'esperimento con le Webcam assicurano che questa è una buona soluzione - sia pure parziale - del problema. "Due sono le ragioni per cui i genitori vedono di buon occhio questi apparecchi: assicurarsi che i bambini stiano bene e poter entrare in contatto con loro in caso di necessità", spiega Ellen Galinsky, presidente del Family and Work Institute, centro studi newyorkese, e autrice di un testo su questo tema dal titolo "Ask the Children: What America's Chi/dren RealIy Think About Working Parents" Della stessa opinione Glen Morrison, Coo della società ParentWatch, che commenta: "Con questo servizio offriamo un sostituto del tempo passato con il proprio figlio? No, davvero, ma se si è costretti a stargli lontano tutto il giorno, con questa possibilità a portata di Internet ci si sente meglio". La ParentWatch è la startup di Manhattan che ha installato il sistema all'asilo di Kenny: come nella maggior parte delle scuole materne che lo hanno adottato, ci sono almeno due telecamere digitali in ogni classe orientate verso i punti più frequentati dai bambini (evitando i bagni e i locali adibiti al cambio dei pannolini). I genitori possono sintonizzarsi sull'area protetta del sito ParentWatch e vedere le immagini trasmesse in diretta fino a 5 minuti, ma cliccando sul comando "refresh" ci possono restare anche un po' più a lungo. ParentWatch è stata fondata nel 1988 da Adam Aronson, 31 anni, ex operatore di Borsa al Credit Suisse First Boston e gestore di patrimoni per Ac Capital Management nel Connecticut. Aronson non ha ancora figli e l'idea di creare il servizio è nata dai racconti degli amici, che avrebbero voluto dare un'occhiata ai loro bambini al di là dei muri della scuola. Baby business Aronson non ha perso tempo a tradurre in business l'idea, ma ugualmente non è arrivato primo. La strada è stata aperta da Watchmegrow.com di Bellevue, Washington, fondata nel 1996 e operativa nelle scuole dal 1997. Nello stesso periodo sono entrate in campo Kindercam di Atlanta e Kinderview di San Diego. Non tutte mandano immagini in diretta: alcune preferiscono prudentemente mandarle fisse in successione. In ogni caso si tratta di operazioni a livello quasi sperimentale: meno dell'1% delle oltre l00mila scuole materne americane hanno in dotazione Webcam. La ParentWatch, come i suoi concorrenti, ha intravisto subito grandi opportunità nel business dei servizi all'infanzia, settore nel quale in Usa si spendono 30 miliardi di dollari, secondo le stime di Eduventures.com, società di ricerca occupa del mercato dell'istruzione. ParentWatch non si fa pagare dagli asili, in genere a corto di fondi: installa le telecamere e provvede alla loro manutenzione gratis e paga in più dai 100 ai 300 dollari mensili per i costi della banda larga. Il guadagno viene dall'abbonamento al servizio pagato dai genitori, 25 dollari al mese (un po' meno se il bambino non va all'asilo tutti i giorni). Con questa cifra mamma e papà tengono sott'occhio i figli, partecipano alle chat e presto potranno anche scrivere e-mail agli asili. Gli affari ParentWatch li fa vendendo prodotti attraverso il suo sito e come affiliato di e-Toys, Amazon.com, e-Toys's Baby Center. Altre partnership sono in vista, la Lego costruzioni, per esempio, e i produttori di materiale didattico. Per ParentWatch altra fonte di reddito è l'accoppiamento commerciale con Doubleclick, che vende spazi pubblicitari sui siti delle startup. Entro la fine dell'anno Aronson conta di arrivare a collegare 1.000 asili: nei primi mesi del 2000 era già a quota 150, contro i 75 del suo più diretto concorrente, Watchmegrow, e i 50 di Kindercam, che però fa pagare agli asili da 500 a 1.200 dollari a seconda del numero di telecamere installate e della durata del contratto. "Il concetto di usare la tecnologia per collegare figli e genitori è nuovo e investe un settore dallo sviluppo interessante: sono sempre più numerosi i genitori che si preoccupano del poco tempo che il lavoro lascia loro per i bambini, e aumentano gli investitori privati nel mercato dei servizi dell'infanzia online", dice Kathleen Bailey, analyst alla Merrill Lynch. L'altra campana Gli educatori che hanno sperimentato il servizio di Webcam si dichiarano favorevoli, soprattutto perché Internet colma il vuoto tra genitori, bambini e insegnanti. Janet Pasteka, director della Kiddie Academy, ammette di essere stata scettica all'inizio, ma di essersi ricreduta scoprendo che è un mezzo pratico per rendere gli adulti consapevoli dell'attività dell'asilo e per mostrare i metodi educativi dei maestri. "Io mi collego con l'asilo dove lascio i miei due figli, Kenny e Andrew, in media una volta al giorno per un paio di minuti", racconta Jane Madonna Rolon, manager delI'Excepta Medica di Belle Mead, New Jersey. "Soprattutto nei giorni in cui i bambini fanno storie per andare a scuola, mi tranquillizza vedere come si inseriscono e confesso di essere contenta di controllare come si comportano gli insegnanti". Ma non tutti sono così ottimisti, soprattutto in considerazione del sottile limite tra legittimo e illegittimo. E' politically correct controllare il lavoro degli insegnanti? "Alcuni dirigenti di imprese che si occupano di servizi per l'infanzia hanno espresso severe riserve rispetto alle responsabilità che l'uso di questi strumenti comporta", dice Peter Stokes, executive vice president di Eduventures.com "Non è per tenere lontani i genitori dalla scuola, ma certo c'è il rischio che interpretino in modo sbagliato le immagini che invia la telecamera con conseguenze facilmente immaginabili". Gli strenui difensori della privacy sostengono che queste Webcam sono figlie del Grande Fratello. Barbara Willer, portavoce della National Association for the Education of Young Children, dichiara di avere ricevuto chiamate da parte di genitori e lavoratori preoccupati da questa ingerenza in ambienti tanto delicati come le scuole. Ma aggiunge: "Finché si resta nei limiti stabiliti non ci sono pericoli, anzi può essere proprio di aiuto, sia agli uni sia agli altri". (Ndr: ripreso dalla rivista mensile Business 2.0 di novembre 2000) |