Usa, nozze tra Internet e tv

America On Line e Time Warner: la più grande fusione della storia
Nasce un colosso da 650 mila miliardi di lire. Tremano i gruppi europei, vola Wall Street

di
Vittorio Zucconi

E' nato ieri il nuovo Dio della comunicazione, figlio della signora di Internet e del signore del Cinema e della Televisione. E' nato in una modesta palazzina d'uffici, seminascosta sull'autostrada che da Washington conduce all'aeroporto, nella sede di una società Internet chiamata America On Line che dieci anni or sono appena esisteva e che oggi ha inghiottito Time Warner, mostro sacro del cinema, della tv, dell'informazione al prezzo stratosferico e inaudito di 346 mila miliardi di lire.

Ci promette di essere un Dio benevolo e onnisciente, di offrirci tutto, intrattenimento e cultura, sport e acquisti sotto la sua nuova cupola, ma ci propone un futuro ben diverso da quell'illusione di immensi spazi liberi che un tempo si chiamava Internet. Con la fusione tra America On Line e Time-Warner è finita l'età dell'innocenza in rete. Comincia l'età delle grandi chiese digitali, organizzate per condurre il gregge davanti al loro altare e soltanto al loro altare.

Non sono soltanto le cifre di questa apparente fusione - che in realtà è l'assorbimento di Time- Warner da parte di AOL - a dirci che il futuro di Internet è arrivato e non è affatto quel futuro da prateria aperta a tutti che i visionari e i navigatori immaginavano. Certamente, le cifre sono mostruose e senza precedenti: 346 mila miliardi di lire pagati da Aol per l'acquisto. Cento milioni di abbonati (due volte la popolazione italiana) raccolti ora sotto lo stesso tetto. Più di 650 mila miliardi di valore in Borsa. Prospettive di un reddito lordo annuo pari a 60 mila miliardi. Questa è la più costosa e ricca fusione societaria mai avvenuta nella storia dell'economia mondiale, più ricca delle fusioni tra sorelle del petrolio, case automobilistiche, banche, aziende di telecomunicazione, ma la vera e impressionante novità è un’altra. La vera novità è il fatto che una minuscola, insignificante società di collegamento a Internet, un "provider" nato poco più di dieci anni or sono alla periferia di una capitale americana abituata a vivere pigramente sulle spalle della burocrazia statale, oggi abbia i muscoli finanziari, l'ambizione e la possibilità concreta di assorbire un titano dello spettacolo e dell'informazione come la Time-Warner.

E' come se il benzinaio all'angolo fosse cresciuto al punto di comperarsi l'Eni, in un decennio. La Washington del "potere di pietra" è diventata la capitale del nuovo "potere invisibile", il potere di controllare quello che vedremo e leggeremo, grazie ad AOL, una società di giovanissimi, chiusa in una palazzina nei sobborghi, senza colonne né retorica monumentale.

La famigerata "bolla" di Internet, quel boom di valori e di aspettative che lascia tanto perplessi gli schizzinosi in attesa dello scoppio annunciato e mai arrivato, è divenuta invece talmente solida da permettersi di fagocitare con pacchi di azioni una fortezza della comunicazione tradizionale che ha nel suo portafoglio perle come la Cnn, Time Magazine, la Warner Brothers, i cartoni di Bugs Bunny, case discografiche, editori di libri, catene di negozi, catene di televisione via cavo attraverso tutta l'America. Nessuno potrà più accusare America On Line di essere una "bolla", non dopo che ha inghiottito il settimanale che fu di Heny Luce, Time, e la storica casa di produzione fondata dai fratelli Warner.

E' quindi caduto, nella nascita del nuovo messia annunciata ieri, quel "muro digitale" che aveva separato finora le società di collegamento a Internet, i "providers" come AOL, e le aziende tradizionali come la Time-Warner, ed è caduto sotta la spinta irresistibile di una doppia e complementare debolezza. Come tutti i "providers", America On Line aveva un fatale tallone d'Achille: il contenuto. Era, e continuava a essere, essenzialmente un "portale", un arco elettronico di accesso sotto il quale i suoi clienti passavano, poi liberi di vagare e "navigare" verso altri luoghi. America On Line doveva - come tutti i "portali" di passaggio - trovare il modo di trattenere i viaggiatori della rete, di far pascolare i clienti nel proprio recinto. Di essere insomma "contenuto" e non soltanto "contenitore".

Time-Warner, con il suo straordinario assortimento di informazione, intrattenimento, spettacoli, sarà il suo "contenuto".

Chi entrerà in Internet via America On Line troverà, sotto lo stesso tetto, film, musica, libri, shopping, notizie esclusive. E già la General Motors, la più grande fabbrica mondiale di auto, è in trattative per offrire acquisti di vetture in esclusiva via AOL.

Un matrimonio perfetto, quindi, tra una Time-Warner ricca di dote e uno sposo con l'immensa casa pronta della sua rete di abbonati da offrire alla moglie. Un matrimonio benedetto dal cablaggio di milioni di utenti già collegati alle tv attraverso Time- Warner. I cavi della televisione possono portare anche i collegamenti a Internet, molte volte più velocemente di quanto consentano oggi i fili del telefono e a "banda ampia", non più strozzati come ora. E la velocità del segnale, insieme con l'ampiezza di banda, consentirà di trasmettere immagini televisive in diretta di alta qualità, via Internet, spalancando finalmente e realmente le porte del computer alla tv.

Il matrimonio tra Aol e Time- Warner significa in pratica, tra pochissimo, film, concerti, dirette di avvenimenti sportivi sul monitor del computer nella propria casa e in esclusiva. Non avrai altro "provider" al di fuori di me. Ma soltanto per ora, perché il Natale del nuovo Dio della comunicazione totale ha immediatamente scatenato gli altri profeti. E' soltanto questione di tempo, prima che Yahoo, l'altro grande "contenitore", cerchi di abbattere il muro digitale e si unisca a fornitori di "contenuto". Disney, AT&T, Microsoft, dovranno fare altrettanto e saltare sul carro del matrimonio fra tv e Internet. Nasceranno altri mega conglomerati, altre chiese. Saranno innalzati altri steccati e saranno tesi altri fili spinati nella prateria di quell'Internet dove le mandrie dei viaggiatori avranno sempre meno spazio per pascolare liberi. Ieri è nato un nuovo Dio, alla periferia della capitale dell'impero ormai barcollante, ma anche questo è un Dio americano, come quello vecchio. Mentre l'Europa discuteva dottamente, come il Don Ferrante manzoniano, sulla natura dell'Internet, la pornografia e i siti scandalosi, l'America metteva le basi per estendere il suo dominio anche sul nuovo secolo. Si alzano nuovi steccati invisibili, sulle rovine degli imperi di pietra caduti, e noi dobbiamo, come sempre, arrancare per non restarne fuori.

(Ndr: articolo ripreso da La Repubblica di martedì 11 gennaio 2000)