Un’artista americana nonché docente di telecomunicazioni interattive alla NY University propone al pubblico un applicazione. O meglio, per dirla con un gioco di parole una provo(appli)cazione consistente nell’estremizzazione del concetto di following.

Se vuoi provare il brivido di essere seguito da una persona in carne ed ossa dalla mattina alla sera di un giorno della tua vita, basterà iscriverti come followed. Se, invece, vorrai essere tu a pedinare un soggetto desideroso di essere spiato, ti iscriverai come follower.

Un’app geografica permetterà al follower di restare sulle tracce del followed. Un rapporto più fisico del social ma paradossalmente più anonimo. Vietati contatti di qualsiasi tipo ed, ovviamente, assilli.

Una sola piccola traccia prima di non incrociarsi mai più: il follower dovrà inviare una foto scattata segretamente al followed allo scadere della giornata.

Una performance artistica tesa, crediamo, allo studio dei confini tra intimo bisogno di attenzione e paura di essere spiati.

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