Secondo le stime della Federal Aviation Administration sono oltre un milione i droni ad uso hobby che punteggiano il cielo americano. E sono 40.000 quelli ad uso commerciale. Entro il 2021, le cifre dovrebbero crescere esponenzialmente: saranno 3 milioni i droni giocattolo e 442.000 i droni commerciali.

Ora, stando ad un documento ottenuto dal New York Times, l’amministrazione Trump sta chiedendo al Congresso degli Stati Uniti i poteri per monitorare, dirottare e distruggere qualsiasi drone civile in volo sul territorio americano. Si tratterebbe di una nuova ed ulteriore deroga alle tutele in tema di sorveglianza, di segretezza dei dispositivi elettronici, oltre che alla disciplina sulla navigazione aerea privata.

L’apparentemente irrefrenabile proliferazione dei droni ha creato un vorticoso giro d’affari: $800 milioni spesi nel 2016, e per l’anno corrente si prevedono acquisti per oltre $1 miliardo. Ma la diffusione massiva di questa tecnologia porta anche a crescenti preoccupazioni in termini di pubblica sicurezza.

Nel 2015 un quadricopter fuori controllo si fece accidentalmente beffa di sistemi radar che proteggono la Casa Bianca e si schiantò nel prato antistante creando, forse per la prima volta, enorme allarme nell’intelligence (e non poche critiche alla stessa). Da qualche mese, l’ISIS ha dato prova di volere, e sapere, usare i droni come piccoli bombardieri che sganciano ordigni esplosivi su obiettivi civili e militari.

Non c’è, dunque, da stupirsi più di tanto se l’amministrazione a stelle e strisce desideri maggiori poteri per tenere d’occhio la moltitudine di piccoli velivoli, ognuno dei quali può rappresentare una potenziale minaccia per i cittadini e per la national security, sia come arma di distruzione che come strumento di spionaggio.

Il draft del documento, che non era ancora stato reso pubblico, evidenzia i poteri sui droni che il governo vorrebbe ottenere:

  • sorveglianza: rilevare, monitorare, identificare o tracciare, senza un consenso preventivo, un sistema aereo senza pilota, per valutare se costituisce una minaccia per la sicurezza o la sicurezza di un evento o di una località;
  • dirottamento: reindirizzare, disabilitare, interrompere il controllo, esercitare il controllo, sequestrare o confiscare, senza il consenso preventivo, un sistema aereo senza pilota;
  • abbattimento: utilizzo ragionevole della forza per disattivare, disturbare, danneggiare o distruggere velivoli senza che costituiscano una minaccia per la sicurezza.

C’è da preoccuparsi per la privacy dei possessori di questi velivoli? In fondo, sotto diversi aspetti, un drone ad uso ludico è un device personale come altri: contiene informazioni sui detentori (devono essere obbligatoriamente registrati), sul loro posizionamento geografico (il pilota deve essere entro un dato raggio) e memorizzano immagini ad uso (si spera) privato.

Secondo il documento i poteri saranno esercitati “nel rispetto della privacy, dei diritti e delle libertà civili”. In verità, qualsiasi drone sospetto potrà essere espropriato al legittimo proprietario e le sue memorie potranno essere scandagliate dal governo. E, cosa forse più inquietante, in caso di uso inappropriato di questi poteri di investigazione, non si potrà ricorrere ad alcuna corte per ottenere giustizia e non si avrà alcun diritto di accesso alle informazioni di eventuali atti di indagine.

Il documento, infine, prevede che le implicazioni sulla privacy di eventuali nuove misure debbano essere riesaminate dal Segretario di Sicurezza Nazionale, una posizione nominata dal Presidente. Dunque, il Governo chiede massimi poteri senza concedere granché ai diritti dei cittadini.

Leggi la notizia data dal NY Times