Con disposizione approvata il 23 maggio scorso, l’amministrazione Trump ha inasprito i poteri di controllo su coloro che richiedono il visto per entrare in territorio americano. La già congrua lista di domande che, tramite apposito questionario, viene usualmente sottoposta ai visitatori prima di varcare i confini USA sarà arricchita di informazioni riguardanti:

  • i numeri seriali dei passaporti in precedenza utilizzati;
  • recapiti email e telefonici degli ultimi 5 anni;
  • indirizzi fisici, lavori svolti e viaggi effettuati negli ultimi 15 anni;
  • social media handles degli ultimi 5 anni (per handles si deve intendere lo username o nickname. Ad es., @nomedifantasia su Twitter).

Il Dipartimento di Stato afferma che queste informazioni addizionali saranno utilizzate per confermare l’identità del richiedente e per svolgere controlli eventualmente più accurati su persone che destano qualche sospetto di incompatibilità rispetto alle politiche di accoglienza americane (possibili legami col terrorismo, in primis).

Secondo quanto previsto dal provvedimento, le risposte al nuovo set di domande potranno essere rilasciate “su base volontaria”. Ma, a guardar bene, si tratta di una facoltà fortemente condizionata: se è vero che nessun Immigration Officer può obbligare il cittadino estero a compilare la sezione extra del questionario, è anche vero che un’avvertenza contenuta nel form stesso chiarisce come il mancato rilascio delle informazioni possa causare il ritardo o il diniego della concessione del visto.

Diverse le critiche pervenute al governo in carica da parte di esponenti democratici e da associazioni a difesa delle libertà civili: questa pare una stretta eccessiva su privacy e libertà personale dei richiedenti accesso a quella che l’inno americano definisce the land of the free. E non mancano le preoccupazioni per privacy e libertà personale dei cittadini americani: passare al setaccio i profili social di un potenziale visitatore (che spesso ha parenti, amici o colleghi residenti negli USA) significa mettere il naso anche nelle conversazioni online intrattenute con US citizens che nulla c’entrano con le più rigorose misure di controllo concernenti le Visa application.

In conclusione, se Trump non è finora riuscito a fare passare il Muslim Ban e non ha ancora costruito il muro sul confine con il Messico, questo giro di vite sul controllo dei flussi migratori dall’estero gli è riuscito a pieno.

Leggi qui la notizia dell’agenzia Reuters