La scorsa settimana ci ha indicato quanto impegno dobbiamo ancora mettere per attuare le nostre policy e per aiutare le persone a comprendere come Facebook opera e quali scelte gli utenti hanno riguardo i loro dati”.

Inizia così il comunicato pubblicato ieri sulla Newsroom di Facebook. Il social network ha urgenza di ristabilire un vincolo di fiducia con i propri utenti. Deve muoversi in fretta perché il caso Cambridge Analytica, al netto delle responsabilità di legge che saranno appurate, sta creando danni ingenti tanto da aver:

Tanto basta, e avanza, per imporre a Menlo Park una reazione immediata e su più fronti. Mark Zuckerberg, nel cospargersi il capo di cenere, pochi giorni fa ha annunciato l’implementazione di una serie di contromisure per evitare che si possano ripetere casi Cambridge Analytica.

In attesa di queste contromisure, è il momento di tornare in contatto con gli utenti e rassicurarli che la loro vita digitale non è in balia dei potenti, ma ancora nella loro disponibilità. Il comunicato di oggi – a firma del Chief Privacy Officer e del Deputy General Counsel – va in questa direzione, utilizzando un linguaggio di fondo simile a quello utilizzato dal CEO settimana scorsa: alle scuse per aver ignorato alcune criticità, si accompagnano rassicurazioni e gesti proattivi.

Ci è arrivato forte e chiaro il messaggio che le impostazioni di privacy ed altri importanti strumenti risultano difficili da trovare, e dobbiamo fare di più per informare le persone. [….] faremo passi avanti in queste settimane per dare alle persone un maggiore controllo della propria privacy.”

I primi, tangibili passi sono questi:

  • Il menu delle impostazioni generali sarà accessibile in un’unica pagina, anziché sparpagliato in 20 schermate, e da lì si potrà verificare quali informazioni sono condivise con app di terza parte;
  • Le impostazioni di privacy, sicurezza e pubblicità sono ora concentrate in un singolo menu denominato Privacy Shortcuts da cui, inter alia, si potranno attivare l’autenticazione a due fattori, decidere chi può vedere i post e le info del profilo, settare le preferenze sugli advertisement;
  • E’ introdotto il nuovo pannello di controllo Access Your Information dal quale l’utente potrà accedere alla cronologia dei propri post, Like e commenti e decidere cosa far sparire dalla propria storia social;

L’utente potrà, inoltre, scaricare i contenuti pubblicati nel tempo, contenuti che potranno essere così trasferiti su un’altra piattaforma. Una mossa questa che, tra l’altro, risponde a due precisi requisiti imposti dal GDPR che dal 25 maggio prossimo imporrà al Social di garantire agli utenti UE:

  • Diritto di ottenere copia dei propri dati (art. 15, par. 3 GDPR);
  • Diritto alla portabilità dei dati (art. 20 GDPR).

Il comunicato di Facebook si chiude con la promessa di conferire maggiore trasparenza termini del servizio e la privacy policy mediante ricorso ad un linguaggio comprensibile.

Tirando le somme, pare che – nonostante gravi grattacapi di privacy non siano mancati in questi anni – è servito il caso Cambridge Analytica per dare una scossa al colosso di Menlo Park. Quando si ha una posizione dominante nello svolgimento della socialità, si ha a che fare con la vita delle persone e, talora, con la democrazia stessa. E se il pubblico prende coscienza che l’esigenza di creare profitti finisce per penalizzare i principi di trasparenza, fiducia e rispetto delle libertà individuali, potrebbero bastare poche settimane per passare da leader della digital society (and economy) a reperto archeologico del web.

Per questo Facebook sta reagendo su più fronti, con upgrade concreti accompagnati da una comunicazione forte. Colmare il gap di fiducia creatosi in pochi giorni è una vera urgenza. Ed ecco che il lancio del menù Privacy Shortcuts può essere ironicamente letto in maniera alternativa: caro pubblico, sulla privacy stiamo cercando una scorciatoia per riguadagnare il terreno perduto.