Non è la prima volta. E’ già più di un decennio che la Guardia di Finanza e il Garante Privacy stanno perseguendo il fenomeno dei rivenditori di servizi telefonici (dealer) che intestano SIM card a clienti del tutto ignari. Le utenze fittiziamente intestate sono tipicamente utilizzate da esponenti della criminalità per compiere reati e, soprattutto, per rendere le proprie comunicazioni difficilmente intercettabili dalle Forze dell’Ordine.

Già nel 2006 il Garante emise un provvedimento generale in tema di Servizi telefonici non richiesti che si occupava, tra le altre cose, di schede di telefonia mobile attivate all’insaputa degli interessati (par. 1.1 del provvedimento). Un paio di anni orsono il Garante ha irrogato sanzioni da complessivi 500.000 euro a 14 dealers per trattamento illecito di dati personali riferiti a 142 utenti a cui erano state intestate utenze mobili a loro insaputa (v. Comunicato del 16 giugno 2015).

La vicenda attuale ha, però, proporzioni ben più vaste. Nell’ambito di indagini seguite ad una tentativo di rapina presso una gioielleria di Cinecittà 2, le Fiamme Gialle dell’aeroporto di Fiumicino hanno scoperto che i malviventi comunicavano esclusivamente tramite SIM intestate a terzi ignari da diversi punti vendita riconducibili ad un solo master dealer.

Ma – vien da chiedersi – era proprio necessario attivarne 35.000? Sì, se al dealer connivente sono riconosciuti dalla compagnia telefonica 400.000 euro di bonus per il raggiungimento di determinate soglie di vendita.

Le SIM sono state intestate a clienti ignari del dealer, ma non solo. 12.000 di esse sono state registrate in capo a 3.000 cittadini stranieri residenti in una comunità religiosa dedita ad opere caritatevoli. Ed altre sono state intestate a clochard o, addirittura, persone defunte.

L’indagine si è conclusa con 12 arresti, 400.000 euro di beni sequestrati e sanzioni amministrative in materia di privacy per 6 milioni di euro.

 

Qui sotto, riportiamo il comunicato del Comando Provinciale di Roma della GDF.

Comando Provinciale Roma

I finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito oggi un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Tribunale di Roma, sui beni di proprietà di una nota azienda capitolina attiva nel settore della telefonia mobile per un valore di oltre 400.000 euro.

Ultimo provvedimento di un’indagine lunga e articolata che ha portato le Fiamme Gialle del Gruppo di Fiumicino a scoprire oltre 35.000 utenze di telefonia mobile indebitamente attivate ri correndo ad anagrafiche fantasma, appartenenti a ignari clienti, a soggetti deceduti e perfino a senza fissa dimora.

Le investigazioni hanno preso il via nel marzo del 2015, a seguito di un tentativo di rapina sventato dalle Fiamme Gialle d ell’aeroporto di Fiumicino presso una gioielleria del centro commerciale Cinecittà 2.

I malviventi, tutti caratterizzati da elevato spessore criminale, reperivano fondi necessari per la loro principale attività di narcotrafficanti grazie alla refurtiva oggetto delle numerose rapine messe a segno in vari negozi di preziosi e utilizzavano schede telefoniche intestate ad altri soggetti al fine di criptare le comunicazioni intercettate.

Dopo due anni di approfonditi accertamenti, i finanzieri del Gruppo di Fiumicino sono riusciti a delineare il disegno criminoso dell’associazione a delinquere, scoprendo che la totalità delle schede utilizzate per commettere reati gravissimi era stata attivata in punti vendita riconducibili tutti al medesimo master dealer.

Delle oltre 35.000 schede telefoniche illecitamente attivate, circa 12.000 sono risultate intestate a 3.000 cittadini stranieri, tutti residenti presso il medesimo indirizzo, sede di una comunità religiosa, totalmente estranea ai fatti, notoriamente dedita all’assistenza di numerose persone senza fissa dimora.

Altre schede sequestrate sono risultate invece intestate a persone decedute o inesistenti, mentre un grandissimo numero è stato attivato utilizzando indebitamente i dati personali degli ignari cittadini, clienti del dealer.

Il tutto, ovviamente, in spregio delle attuali disposizioni previste in materia di privacy e protezione dei dati personali.

La società coinvolta, oltre a fornire a i malviventi numeri telefonici sempre diversi e quindi, seppur intercettabili, difficilmente riconducibili ai reali utilizzatori, si è servita altresì delle schede illegalmente inserite al fine di ottenere illecitamente oltre 400.000 euro di bonus da uno dei principali operatori telefonici, previsti per il gestore del dealer al raggiungimento di determinate soglie di attivazioni di schede sim.

Le indagini si sono concluse con la denuncia all’Autorità Giudiziaria di 12 responsabili per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’accesso abusivo a sistemi informatici e al trattamento illecito dei dati personali, con il sequestro di rapporti finanziari, titoli e autovetture della società capofila per un valore di 400.000 euro e, in collaborazione con il Nucleo Speciale Privacy della Guardia di Finanza di Roma, con l’irrogazione di sanzioni amministrative in materia di privacy per 6 .000.000 di euro.