Secondo un’anticipazione resa poche ore fa da Fulvio Sarzana su Il Fatto Quotidiano, entro il prossimo weekend il Senato potrebbe approvare definitivamente il disegno di legge che:
- imporrà ai provider di conservare i dati telefonici e internet per ben 6 anni elevando in maniera ultronea i termini di data retention attualmente pervisti dall’art. 132 del Codice Privacy (rispettivamente, di 24 e 12 mesi) e ponendo così il nostro Paese ben al di sopra della media europea che si aggira poco sopra i 2 anni di conservazione;
- conferirà all’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni (AGCOM) il potere di surrogare – in possibile violazione delle norme comunitarie – la magistratura nel controllo delle attività in rete concedendole, inoltre, strumenti invasivi quali il deep packet inspection, ovvero le intercettazioni preventive delle comunicazioni degli utenti degli Internet Servicer Provider.
Un paio di settimane fa l’Avv. Chiara Fantini di Privacy.it aveva analizzato compiutamente in questo approfondimento gli aspetti (anche oscuri) della norma in esame. Ora sembra che i presagi si stiano repentinamente concretizzando.