Un working paper della Harvard Business School aveva evidenziato come la piattaforma leader nel settore dell’ospitalità non riuscisse ad evitare comportamenti discriminatori su base razziale.

Gli affittuari afroamericani ricevono maggiori rifiuti e recensioni peggiori rispetto a quelli con fattezze e nomi anglosassoni. E non mancano gli affittuari bianchi che rifiutano ospiti afroamericani.

La soluzione più semplice, ovviamente, sarebbe quella di evitare il ricorso a foto e dati identificativi finché la transazione sia conclusa: la volontà delle parti si formerebbe così soltanto sulla convenienza della proposta economica e le caratteristiche dell’alloggio. Airbnb non ci sta: le foto sono parte integrante nonché fondamentale di una piattaforma intesa a rapporti personali e fiduciari. Ma si rende conto del problema ed ora in un proprio report annuncia che dal 1 novembre 2016 gli utenti dovranno sottoscrivere un impegno contro ogni forma di discriminazione.

Leggi qui il report di Airbnb